La lettera di Mahmoud dopo Modena: “Nelle radici abbiamo l’Italia, non l’odio”

Marwa Mahmoud centro internazionale Loris Malaguzzi Reggio – CoRE

“Nelle radici abbiamo l’Italia, non l’odio”: si chiude così la lettera aperta firmata dall’assessora alle politiche educative del Comune di Reggio Emilia Marwa Mahmoud e da altre decine di eletti e amministratori locali italiani con background migratorio all’indomani del tragico episodio di Modena, dove sabato scorso Salim El Koudri, trentunenne italiano di origini marocchine, al volante della sua auto lanciata a forte velocità sulla via Emilia ha travolto una quindicina di passanti e ha ferito con un coltello un uomo che cercava di impedirne la successiva fuga a piedi.

“Abbiamo seguito in silenzio quanto accaduto a Modena”, spiegano i firmatari della lettera: “Per rispetto delle vittime, delle loro famiglie, di chi lotta per la vita, di chi porterà addosso ferite visibili e invisibili. Otto persone sono state ferite, quattro in modo gravissimo. Questo viene prima di tutto. Ringraziamo forze dell’ordine, personale sanitario, istituzioni e cittadini che hanno fermato il responsabile. Il dolore di Modena è enorme. Chi ha colpito dovrà rispondere davanti alla giustizia”.

“Proprio per questo”, aggiungono, “le parole pubbliche contano. Invece, ancora una volta, c’è chi ha scelto di trasformare una tragedia in propaganda: ‘criminale di seconda generazione’, ‘revocare la cittadinanza’, ‘integrazione fallita’. Etichette che nulla hanno a che vedere con questa tragedia, e che alimentano paura, sospetto e odio contro intere comunità. La tragedia di Modena dimostra come la salute mentale sia una delle grandi emergenze del nostro tempo. Chiediamo che questo tema torni al centro dell’agenda politica, con risorse adeguate, servizi accessibili, strategie concrete. Sul disagio psichiatrico non si fanno distinguo etnici. Non si distingue sulla base dell’origine, della fede o del cognome”.

“Noi siamo qui! Ma non permetteremo che si consumi un dibattito sulle nostre vite senza che ci sia data la parola. C’è una narrazione che seleziona chi commette reati in base all’origine. Che rende invisibile chi la violenza la subisce. Che tace nomi, storie, presenze, responsabilità positive. Che non vede mai la foresta che cresce, ma si concentra solo sull’albero che cade”.

“Noi siamo quella foresta”, concludono i firmatari: “Siamo oltre 30 eletti e amministratori con background migratorio e prendiamo voce dopo Modena. Abbiamo scritto una lettera aperta contro questa strumentalizzazione. Un appello per costruire un’Italia plurale, più forte e senza paura. Siamo figlie e figli di migrazioni, persone nate qui o arrivate da bambine e bambini, cresciute nelle scuole, nei quartieri, nel lavoro, nelle associazioni, nelle istituzioni di questo Paese. Il 2 giugno saremo nelle piazze da italiane e italiani, per celebrare la Repubblica, la democrazia, la libertà, l’uguaglianza davanti alla legge. Nelle radici abbiamo l’Italia, non l’odio”.



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