Nella mattinata di martedì 28 aprile alcuni rappresentanti del Comune di Reggio Emilia hanno incontrato una delegazione di residenti della zona della stazione ferroviaria storica, che hanno ribadito i gravi problemi del quartiere, legati soprattutto alla marginalità sociale, al degrado e alla criminalità – in particolare lo spaccio di sostanze stupefacenti.
I rappresentanti dei residenti, principalmente quelli di viale IV Novembre, hanno evidenziato nuovamente la gravità della situazione, “testimoniata dal fatto che gli abitanti non possono neppure entrare nel portone condominiale o transitare dopo certi orari, perché tale zona è considerata territorio esclusivo di queste persone che aggrediscono chiunque li disturbi”, spiega Stefano Peterlini del comitato Re.Re., la Rete residenti quartiere stazione.
I residenti hanno puntato il dito sulla scelta (“sbagliata”, sottolineano) di attivare in zona una serie di servizi di assistenza: distribuzione pasti, servizi medici, servizi di ascolto, servizi sanitari. “Non si critica la decisione di creare quei servizi”, precisano, “ma la loro concentrazione nel quartiere, che ha fatto accorrere da altre zone e anche da altre città persone che qui hanno trovato spaccio, cibo e servizi medici, tra cui la fornitura di presidi sanitari anche volti al consumo di droga”. Il risultato “è sotto gli occhi della cittadinanza e di chi è costretto a transitare per il viale e andare in stazione: un aumento della concentrazione di persone senza fissa dimora che alla fine bivaccano qui, in particolare in viale IV Novembre”.
I rappresentanti del Comune, dal canto loro, hanno spiegato che sono in corso azioni per alleggerire questa pressione sul quartiere, ventilando la creazione di “presidi tematici” in zone diverse della città – per non ricreare altrove la stessa problematica concentrazione. Nei prossimi mesi saranno chiusi i centri di assistenza oggi attivi in zona stazione, sia in viale IV Novembre che nel resto del quartiere. È inoltre previsto il rifacimento degli asfalti in viale IV Novembre e in via Eritrea, e il potenziamento dell’illuminazione in quelle due strade e in via Pirondi.
La riunione si è conclusa con un altro motivo di disappunto dei residenti, che contestano al Comune la mancata rimozione delle luminarie cinesi installate in viale IV Novembre prima delle festività natalizie: sarebbero dovute rimanere in posizione fino all’inizio del nuovo anno, ma da allora sono passati altri quattro mesi e le luminarie sono ancora al loro posto.
Peterlini parla di “mortificazione inflitta ai cittadini dalla decisione della giunta di presentare la porta di accesso alla città come una via di Chinatown: si sta mettendo in atto una discriminazione nei confronti dei residenti di origine italiana”.
Le parti, in ogni caso, si sono date appuntamento a inizio giugno per una nuova riunione, convocata per verificare lo stato di avanzamento delle azioni promesse dal Comune.







Per fare integrazione sono necessari almeno tre pilastri in mancanza dei quali il risultato non può essere altro che un fallimento che abbassa drasticamente il livello di civiltà di una comunità.
Le tre condizioni necessarie sono :
– numeri bassi
– lavoro, correttamente retribuito, da offrire
– volontà di integrarsi.
I numeri sono altissimi, il lavoro è mal pagato anche per molti cittadini e molti di questi immigrati, per ragioni culturali, non hanno nessuna volontà di integrarsi con una civiltà che disprezzano.
In queste condizioni non c’è possibilità di successo.
Gli amministratori, si fa per dire, pare che ci godano a mortificare l’identità e la storia locale in nome di chissà quale strampalata idea di inclusione a tutti i costi, è un esperimento sociale, caratterizzato dall’evidenza del fallimento, imposto alla cittadinanza. In realtà i nuovi arrivati tendono a marcare il territorio rifiutando, appare evidente, ogni idea di integrazione ed in questo trovano buon gioco nella dabbenaggine, colpevole, dei cosiddetti decisori pubblici i quali ogni giorno parlano di reggianità ignorando l’evidenza di chi tutto fa fuorché integrarsi.
Questo commento descrive la situazione reale, rasentando la perfezione.
La cosa conclamata ed incancrenita è che è sempre piu’ chiaro e lampante che non si vuole vedere la realta’ delle cose (per convenienza, per calcolo, per dabbenaggine) di fatto rendendosi complici di questo sfacelo sociale, in atto da anni e anni.
Oramai indietro non si torna, la situazione è irrimediabile, a meno di prendersi la responsabilita’ di misure drastiche ed assai impopolari (anche poco “umane” se vogliamo dirla tutta). Piu’ facilmente non ci sara’ bisogno di ricorrere a nulla, questo è il modello di societa’ che si voleva ottenere, eliminando pian piano la classe media, uniformando al basso, rendendo il 90% della gente piu’ povera, ignorante, disinteressata china e qualunquista, in perenne scontro e conflitto…che sia razziale, religioso, culturale, economico….