Concerti nella settimana prenatalizia ad Amsterdam, ad Amburgo e a Berlino. Poi, il 19 gennaio prossimo, la partecipazione a Eurosonic Festival di Groningen in Olanda, la rassegna più importante dell’industria cinematografica europea – quella dove sono passati nomi quali Adele, Dua Lipa, George Ezra, che adesso sono star di prima grandezza globale.
Di Violetta Zironi, ventitreenne cantante e musicista nata e cresciuta a Reggio Emilia, a lungo si è parlato di artista emergente a iniziare dalla sua partecipazione a X Factor Italia 2013, dove si piazzò terza assoluta. Ora, dinanzi ai quasi due milioni di streaming sulla piattaforma web Spotify della sua “Half moon lane”, il percorso di crescita sembra arrivato a un punto di svolta.
L’edizione britannica di Rolling Stone ha piazzato Violetta al primo posto nella cinquina di artisti segnalati per Groningen. Anche negli Usa il suo passaggio non è passato inosservato, al punto che una testata importante di fashion e gossip quale Nylon ha anch’essa indicato Zironi tra le artiste favorite.
Sound folk americano, voce ipnotizzante e sensibilità mediterranea: in questi anni Violetta ha macinato esperienze all’estero vivendo in prevalenza a Berlino e spostandosi spesso tra paesi europei e Stati Uniti seguendo una strada di ricerca espressiva che le ha consentito di vivere incontri musicali preziosi e di suonare e cantare davanti a platee eterogenee. Viaggiare, al tempo stesso, le ha permesso di affinare le proprie doti autoriali: il singolo più recente, “Oasis”, mostra una Violetta in versione più profonda e matura di quanto i suoi ventitré anni potrebbero farci attendere. Ma certamente vive anche in questa precoce profondità il segreto del suo crescente successo.






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