Silk Faw, come cambia il bolide: motore ibrido

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La presentazione del nuovo modello ha introdotto grandi novità.

Spazziamo via subito i luoghi comuni, per poi concentrarci su concetti importanti:

– Il progetto è serio e gode del supporto stesso dello Stato Cinese e quindi si farà.

– Per la città di Reggio Emilia sarà sicuramente un bene perché attirerà (o manterrà in loco) professionalità di alto livello e anche l’indotto (quello tecnologicamente avanzato) ne trarrà grande beneficio.

Veniamo ora ai 2 concetti che vorrei sottolineare qui:

MOTORE IBRIDO ( e non più solo elettrico)

Rispetto al primo prototipo presentato, quello di oggi è radicalmente diverso, non è più un’auto elettrica ma ibrida. (dal comunicato stampa “Motore a benzina V8 posteriore di 4 litri sovralimentato da due turbo elettrici e accreditato di 918 CV, che vengono trasmessi alle ruote tramite un cambio a doppia frizione con 8 rapporti. Ci sono poi tre motori elettrici, due anteriori e uno collegato al cambio stesso, che aggiungono altri 530 CV La potenza totale di 1.448 CV è largamente superiore a quella della Ferrari più potente oggi in commercio, cioè la SF90 Stradale ibrida da 1.000 CV” ).

Primo importantissimo cambiamento, si punta a un motore ibrido, con un enorme motore a combustione interna. Alcune considerazioni importanti:

1. I cinesi non fanno nulla a caso: se la macchina del futuro è ibrida vuol dire che non pensano che l’elettrico totale sarà il vero futuro. Attenzione quindi a spingere il full elettric come unica soluzione per un mondo Green. Non abbandoniamo la tecnologia del motore a combustione.

2. L’Emilia non è chiamata “Motor valley” per caso. Qui la tecnologia del motore a combustione interna è ai massimi livelli mondiali, Silk Faw è qui per “catturare” tutte le conoscenze maturate in 70 anni di esperienze e lo farà intercettando le competenze dei tecnici ex Ferrari/Maserati/Alfa Romeo che da sempre qui sperimentano auto e motori ad alte prestazioni.

3. L’auto da 1450 CV non serve a conquistare un mercato (una nicchietta che non permetterà mai un ritorno sugli investimenti) ma serve per acquisire e sperimentare tecnologia, non solo motore ma anche tutte le altre componenti dell’auto (Trasmissione, Telaio, Freni) dove l’Italia ha una esperienza nei produttori di componenti, di livello top mondiale (piccolo consiglio a chi fa componentistica: brevettate).

POLITICA INDUSTRIALE DI LUNGO TEMINE E FINANZA AL SERVIZIO DELL’INDUSTRIA

1) La grandissima differenza tra Cina e Italia e UE è che loro pianificano a lungo, lunghissimo periodo. Le politiche industriali strategiche (l’auto dove da molti anni la Cina è il più grande produttore mondiale è un settore strategico) sono definite a livello politico e supportate dallo stato, con investimenti che non ricercano il ritorno a breve, ma hanno come obiettivo la conquista di una supremazia tecnologica di lungo periodo. Qui il confronto con Italia e UE è drammatico. Noi non solo non abbiamo definito settori strategici, ma non investiamo in ricerca. La nostra struttura industriale basata su cluster di PMI nei distretti ha fatto e fa miracoli, soprattutto nella ricerca di efficienza e nell’elasticità produttiva, ma non potrà mai essere competitiva sulla ricerca di base e pre-competitiva dove servono capitali e investimenti di grandi dimensioni (infatti siamo completamente usciti dal settore ICT e Big Pharma e stiamo uscendo dal settore auto). I cinesi non solo investono ma vanno ad acquisire all’estero le competenze mancanti.

2) La finanza cinese è al servizio dell’industria e non viceversa. Per spiegare faccio un esempio volutamente banale: negli anni 60/70 lo stato italiano ha sviluppato grandi infrastrutture nel nostro paese (ad esempio autostrade, linee telefoniche) e ma anche sostenuto industrie strategiche come ENI, SIP, Cantieristica Navale, Autostrade, Enel etc.
Lo ha fatto direttamente o tramite IRI; EFIM etc. Il sistema era basato su banche pubbliche (le banche dell’IRI) che finanziavano gli investimenti di lunghissimo anche se non immediatamente profittevoli (come la costruzione dell’autostrada A1) e lo Stato interveniva per chiudere eventuali perdite. Tesoro e Banca D’Italia poi chiudevano il
cerchio e il debito pubblico non aumentava, e le strutture però rimanevano, le nostra aziende diventavano leader nei loro settori.

Pochi lo sanno ma la Cina ha copiato e copia la nostra struttura finanziari degli anni dello sviluppo. Tutte le banche cinesi sono pubbliche e attuano le strategie di investimento di lungo periodo, con una struttura del tutto simile all’IRI. L’unica accortezza che deve avere uno stato come la Cina è la sostanziale parità o surplus della bilancia
commerciale.

Noi (tutta la UE) da molti decenni non abbiamo grandi progetti strategici e non abbiamo di conseguenza politica industriale, inoltre il sistema bancario (sfibrato dai vari “bail in”) è ormai costretto a ragionare solo sul breve e brevissimo. Anche la finanza non ha più l’obiettivo strategico di finanziare lo sviluppo, di creare industria e
infrastrutture, ma solo di avere un ROE elevato nei prossimi 12 mesi.

In conclusione lo ribadisco, per Reggio e per l’Emilia lo stabilimento Silk Faw sarà una cosa positiva almeno per i prossimi 10 anni, ma, in mancanza di politiche industriali perderemo completamente il controllo del nostro futuro, e questo non vale solo nel settore Automotive, ma ha valenza generale .




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