Anche questa volta abbiamo a che fare con un pubblicano, anzi, con uno dei loro capi: capo dunque dei ladri, di una corporazione mafiosa. Di lui si dice che abitava a Gerico, la capitale invernale di Erode il Grande, che vi andava a curarsi con le acque. Si può pensare che Zaccheo avesse robusti agganci politici. In ogni caso, era ricco: ci troviamo di fronte a un ladro abile e riconosciuto.
Costui, dunque, vuole vedere Gesù. Oltre alla curiosità, forse c’è anche il desiderio di capire come mai tanta gente lo segua. Ma c’è un impedimento: Zaccheo è piccolo di statura e non gli va di sgomitare per arrivare in prima fila. Egli, però, ha risolto problemi ben più complessi: un bell’albero sorge sulla strada che il Maestro galileo deve percorrere, ci si può arrampicare, così si vede e non si è veduti, nascosti dal fogliame. Peccato però che questo Gesù lo scopra, così che tutti vedono il capo dei ladri di Gerico indicato al pubblico ludibrio come un monello qualsiasi: che vergogna!
Subito, però, Zaccheo viene sommerso da un sentimento inaspettato. Gesù gli dice: “Oggi devo fermarmi a casa tua”. Perché deve? Zaccheo, nonostante tutto, è pur sempre un figlio di Israele e un’infarinatura del linguaggio delle Scritture la possiede: egli sa che questa parola, “devo”, si riferisce a una volontà divina, a una missione che viene dall’alto. E qui comincia la sua crisi: come mai Dio si interessa a me, non per punirmi, ma per condividere la mia mensa, quella mensa che è impura per ogni concittadino, ma che diventa offerta di un amore gratuito?
Zaccheo non è uomo dalle mezze misure. Il profeta, che sta sotto l’albero, gli dice di far presto, di decidere: e lui decide, decide di accogliere questo invito, senza riserve: “Scese in fretta e lo accolse con gioia”. E’ la gioia di una vita inaspettata e nuova, donata gratuitamente da chi conosce il cuore dell’uomo, ma non si lascia spaventare dalle brutture dei suoi peccati.
L’opinione pubblica non è d’accordo. Non solo i farisei: il vangelo (Lc 19,1-10) si premura di sottolineare che “tutti mormoravano”. Ma Zaccheo li sorprende. Nessun tribunale, nessuna maledizione, nessuna predica avrebbero ottenuto quello che il capomafia fa adesso: “Do la metà dei miei beni ai poveri e, siccome ho rubato, restituisco quattro volte il maltolto”, il massimo della pena secondo il diritto vigente.
Immagino il sorriso di Gesù: egli si rivolge ai suoi critici, dicendo: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perchè anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. E’ come se dicesse: “Dio scommette sull’uomo, su ogni uomo, anche su quello apparentemente più refrattario”. C’è anche implicito un invito: “apri anche tu la tua casa a me, alla gioia del perdono e della speranza; non aver paura, se magari con me entrano anche poveri, storpi e ciechi (Lc 14,12-14). Se io scommetto su di te, tu potrai ben scommettere su di me: io non sono avaro, né il mio braccio è corto”.
L’episodio è bello, ma incompleto. Bisogna tener presente che Gerico è l’ultima tappa prima di Gerusalemme, dove colui che ora viene acclamato come Messia sarà crocifisso. Che farà Zaccheo, quando la notizia gli arriverà? Penso che farà come i discepoli di Emmaus, che incontrano il Risorto, sotto le sembianze di un pellegrino: anche con loro, Gesù usa la stessa parola che ha ferito il cuore di Zaccheo: “Il Cristo doveva patire ed entrare così nella sua gloria (Lc 24,26). Zaccheo riconoscerà di aver sperimentato in anticipo la decisione di Dio in favore dell’uomo e riconoscerà la gloria paradossale del Crocifisso.
Per noi, tutto questo avviene nella Messa, nella quale la decisione divina viene continuamente rinnovata. Zaccheo ci invita ad accoglierla “presto” e “con gioia”. Fra l’altro, visto che siamo ormai prossimi alla ricorrenza dei Santi e dei Defunti, la nostra fede nella vita oltre la morte si basa proprio sulla decisione di Dio: come dice Paolo, il fariseo diventato apostolo, “I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Rm 11,29). Contro questa decisione, neppure la morte può qualcosa.






Ultimi commenti
Ma cosa state a sorprendervi... è soltanto la vostra percezione!
Ma per carità... che triste/tristo e inqualificabile parassitismo
Il problema è che sono considerati più gli immigrati che il popolo italiano. In questo periodo non abbiamo nessuno che ci aiuta ne destra e
Importante è far parlare, le soluzioni non hanno importanza
la prima che hai detto....sicuramente. Perche' delinquenza ed insicurezza sono per lo piu' percezioni soggettive. Segui la dottrina di Don Massari ed accogli anche tu