Il governo ha deciso di tagliare di quasi il 30% il fondo del Ministero della Cultura dedicato alla tutela e alla promozione del patrimonio morale, culturale e storico di alcuni dei luoghi simbolo della lotta al nazifascismo, della Resistenza e della Liberazione: tra questi c’è anche il Museo Cervi di Gattatico, in provincia di Reggio.
Il fondo, attivo dal 2017 e con una dotazione di due milioni e mezzo di euro – 500.000 euro per ciascuno dei cinque enti beneficiari: oltre all’Istituto Cervi figurano nell’elenco anche Marzabotto, il campo di Fossoli (in provincia di Carpi), Sant’Anna di Stazzema e la Risiera di San Sabba (a Trieste) – ha finanziato negli anni azioni di tutela di questi luoghi simbolo, di valorizzazione degli archivi, di ricerca storica, oltre ad attività educative rivolte alle scuole.
Ora, però, il governo ha deciso di ridurre la dotazione complessiva del fondo, portandola a quota 1.819.738 euro, pari a poco più di 363.000 euro per ciascun ente beneficiario, mettendo così a rischio progetti e attività già avviati.
Una mossa che ha scatenato immediatamente le proteste dell’opposizione: il deputato emiliano del Partito Democratico Andrea De Maria, ex sindaco di Marzabotto, ha già annunciato l’intenzione di presentare un’interrogazione parlamentare sul tema per chiedere al governo di tornare sui propri passi.
Per la presidente della Commissione cultura della Regione Emilia-Romagna Elena Carletti e gli altri consiglieri regionali reggiani del Pd Laura Arduini, Andrea Costa e Anna Fornili “non è una scelta neutra: è un atto politico preciso. Ancora una volta la destra al governo colpisce ciò che tiene viva la memoria della Resistenza e dell’antifascismo nel nostro Paese. Parliamo di presìdi democratici, non di semplici luoghi della storia: qui si formano cittadini consapevoli, si trasmettono i valori costituzionali, si costruisce coscienza civile. Ed è esattamente questo che viene indebolito”.
Una scelta “che non possiamo considerare casuale”, spiegano Carletti, Arduini, Costa e Fornili: “Tagliare sulla memoria della Resistenza significa colpire le radici stesse della nostra democrazia. Ed è ancora più grave farlo proprio nell’anno dell’ottantesimo anniversario della Repubblica: uno sfregio alla memoria e alla storia del nostro Paese”.







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