Reggio, scontro tra Fiom e Unindustria

simone_vecchi

“Rispettiamo tutte le opinioni, ma gli preferiamo i fatti. E i fatti ci dicono che quando rinnoviamo i contratti nazionali gli industriali affermano che gli aumenti vanno dati a livello aziendale, quando li chiediamo a livello aziendale dicono che vanno dati nel contratto nazionale. Riconoscono che esiste un problema salariale ma chiedono che sia lo Stato (con quali risorse?) a farsene carico. La divaricazione tra profitti e salari è purtroppo un fatto, a dimostrazione che la famosa “produttività” aumenta sempre ma poi non viene redistribuita equamente nella contrattazione di secondo livello”.
Così La Fiom Cgil di Reggio Emilia e la Camera del Lavoro rimandano al mittente le accuse ricevute da Unindustria Reggio Emilia in questi giorni.

Unindustria si dice “stranita” dalla lettura data al nostro Rapporto sui Bilanci delle imprese metalmeccaniche – precisa la Fiom – e per questo siamo disponibili ad un confronto sul merito, anche pubblico, anche aspro come tante volte accade nelle nostre relazioni industriali.
Crediamo sia un fatto positivo che le imprese metalmeccaniche reggiane siano cresciute; che i profitti siano cresciuti in maniera strutturale dimostra che c’è spazio per riconoscere aumenti di salario strutturale, come d’altronde fa la maggioranza delle imprese, a parte rare eccezioni.
La Fiom Cgil di Reggio da decenni firma insieme alle imprese metalmeccaniche contratti che prevedono aumenti di salario fisso, e questo non ha impedito alle imprese di essere competitive, anzi; per questo non è chiaro come mai alcuni consulenti o manager, come mosche bianche, forzino ideologicamente le trattative non volendo riconoscere aumenti certi ai lavoratori.
È successo alla Interpump, ora alla Nexion: auspichiamo che non ce ne siano altri in futuro.

La Confindustria locale attacca la Fiom Cgil perché fa il suo dovere e fa la cosa giusta: difendere i salari dei lavoratori. Noi però pensiamo che non sia un dovere solo della Cgil o della Fiom ma una responsabilità di tutti.

Perciò cogliamo positivamente la volontà di Unindustria Reggio Emilia di collaborare e ci aspettiamo che alle opinioni segua un unico semplice fatto: riaprire il confronto alla Corghi di Correggio dove i lavoratori stanno scioperando da un mese a causa di una incredibile chiusura aziendale.
La Nexion (ex Corghi) è l’unica azienda che sciopera a Reggio, mentre altre decine di trattative procedono senza scioperi. Il problema sarebbe la Fiom?

Dopo aver cercato di rispondere ad Unundustria evidenziando i fatti ci permettiamo ora due valutazioni aggiuntive:
1. Ci sembra che non ci sia abbastanza coscienza di ciò che sta avvenendo al reddito dei lavoratori: quasi tutte le industrie metalmeccaniche reggiane quest’anno hanno innalzato i listini dei prezzi – del cinque, dieci, a volte del venti percento – riducendo l’incidenza del costo del lavoro sul fatturato.
Il modo che hanno i lavoratori per “adeguare i listini” e per non impoverirsi è chiedere aumenti. Ed è quello che, sempre con un mandato democratico in assemblea, chiede la Fiom insieme ai propri rappresentati.
Siamo dentro una fase eccezionale, e sarebbe un errore non cogliere l’eccezionalità di questo momento.

2. È grave considerare “atti di forza” gli scioperi: lo sciopero è un diritto costituzionale, ed è l’unico strumento che i lavoratori hanno per far valere le proprie ragioni. Stigmatizzare chi sciopera è grave perché significa stigmatizzare quelle stesse persone che tutti i giorni lavorano per permettere alle imprese di fare lauti profitti, spesso facendo turni, orari disagiati, lavori ripetitivi.

Veniamo da un periodo in cui l’economia è cresciuta in modo sbilanciato, con i salari rimasti al palo e un aumento intollerabile della precarietà nelle fabbriche.
La Cgil ha manifestato a Roma l’8 ottobre per chiedere risposte al Governo: per ridurre la precarietà e per tassare non solo gli extra profitti energetici ma tutti quegli incrementi di profitti causati dagli aumenti di listino aziendali che sono la vera causa dell’inflazione subita dai lavoratori.
Ci sono infine aziende i cui risultati non sono affatto buoni, li non vedrete lavoratori scioperare per il contratto ma, al massimo, per i posti di lavoro.
Per quelle imprese la Cgil sta chiedendo un fondo di solidarietà per salvare le filiere produttive dal rischio implosione causato dai rincari energetici.

Non ci stancheremo di dire che questo è il momento della responsabilità, che i lavoratori hanno dato tanto ed è ora che venga riconosciuto. Ridurre la precarietà e aumentare i salari non è impossibile, quindi è un dovere del sistema delle imprese e dello Stato andare in quella direzione.

 

 



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