Le intercettazioni disposte nell’inchiesta sugli affidi in Val d’Enza (nel Reggiano) sono utilizzabili e non ci sono lacune negli atti depositati dall’accusa, se non marginali e a cui la Procura ha già posto rimedio. Lo ha stabilito il Gup di Reggio Emilia Dario De Luca, nell’ordinanza che respinge tutte le eccezioni delle difese sull’annullamento di una serie di atti.
L’udienza preliminare dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’, può dunque andare avanti per i 24 imputati.La battaglia in aula sulle eccezioni proseguiva dal 24 febbraio. La pm Valentina Salvi, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, ipotizza un business illecito, legato al mondo degli affidi dei minori, allontanati ingiustamente dalle famiglie con storie inventate, perizie falsificate per ingannare i giudici minorili, finti abusi, disegni manipolati a fini sessuali, e ore di sedute di psicoterapia, che servivano, secondo l’accusa, solo a fare ai piccoli “il lavaggio del cervello”.
Sul mancato deposito di atti, per il giudice, le doglianze realmente fondate si riducono essenzialmente a sette verbali, a fronte di un compendio probatorio imponente con circa 200 audizioni di testimoni e, inoltre, il pm ha già provveduto a rimediare producendo gli atti mancanti. Il Gip ha anche valutato come infondate le eccezioni sull’inutilizzabilità delle intercettazioni avanzate tra l’altro dalla difesa di Federica Anghinolfi, ex dirigente dei servizi sociali, e dell’assistente sociale Francesco Monopoli, che lamentavano violazioni di diritti.






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