Parma. Reddito di cittadinanza, la Gdf scopre 23 furbetti per 150mila euro: 1 non ha dichiarato vincita da 60mila

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In questo particolare momento storico, caratterizzato dalla grave crisi sanitaria ed economica che sta attraversando l’intero Paese a causa dell’emergenza Covid-19, le Fiamme Gialle di Parma hanno intensificato l’impegno nella lotta ai fenomeni di illegalità economico-finanziaria che, nell’attuale quadro socio-economico, risultano maggiormente lesivi e insidiosi.

Particolare attenzione viene rivolta agli illeciti in materia di spesa pubblica. L’intento dell’azione di controllo in questo settore è assicurare che le risorse stanziate raggiungano gli obiettivi prefissati, in modo da creare le condizioni più favorevoli per sostenere il rilancio e lo sviluppo del Paese. Tale azione si concretizza con controlli puntuali e selettivi che vengono eseguiti dai reparti partendo da concreti elementi di anomalia rilevabili sulla base degli input informativi emersi dal controllo economico del territorio, dalla consultazione delle banche dati e dalle attività di intelligence.

In tale comparto, i finanzieri del Comando Provinciale di Parma hanno intrapreso un’attività di controllo sulle prestazioni erogate dallo Stato a favore di persone e famiglie che si trovano effettivamente in condizioni di necessità e bisogno. In materia di Reddito di Cittadinanza (RdC), l’attenzione è rivolta verso quelle posizioni che già evidenziavano criticità e/o incongruenze sulla scorta di un’attenta analisi di rischio a monte eseguita su tutta la platea dei richiedenti il contributo.

Come noto, il Reddito di cittadinanza è un sussidio economico che viene erogato a soggetti, o a nuclei familiari, in possesso, cumulativamente, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, di alcuni requisiti specifici, sia soggettivi che econometrici ben precisi.

Gli accertamenti sin qui svolti dalle Fiamme Gialle di Parma, riscontrando i dati inseriti nelle dichiarazioni ISEE presentate con quanto rilevato dalle banche dati in uso al Corpo e dagli elementi forniti dai Comuni di residenza dei percettori, hanno permesso di individuare 23 soggetti che hanno indebitamente percepito l’emolumento in rassegna, per un importo complessivo pari a quasi 150.000 euro.

Per ciascuna delle accertate condotte è stata individuata la presenza di false certificazioni attestanti la simulata precarietà economica e lo stato di bisogno tali da costruire artificiosamente i requisiti reddituali e patrimoniali richiesti a norma di legge ed indurre in errore gli Uffici competenti all’erogazione del beneficio.

In un caso, è stato individuato un soggetto che ha continuato a percepire illecitamente il contributo nonostante da mesi fosse ristretto presso la Casa Circondariale di Parma; aveva omesso infatti di comunicare all’I.N.P.S. il suo stato. In un altro, un soggetto aveva dichiarato di possedere i requisiti reddituali e patrimoniali richiesti, “dimenticandosi” però di dichiarare oltre circa 60 mila euro in vincite nelle apposite dichiarazioni.

Per tutti i 23 soggetti sono stati attivati i competenti uffici erogatori delle prestazioni sociali in argomento per l’avvio delle procedure per la sospensione delle eventuali e successive indennità ancora in fase di erogazione, ovvero per il recupero delle somme già indebitamente percepite.

Le predette attività si inseriscono nella più ampia azione diuturnamente svolta dal Corpo e volta a garantire la collettività, al duplice fine di tutelare le persone in possesso dei requisiti richiesti che confidano nelle misure di sostegno e assicurare che le risorse pubbliche disponibili siano correttamente impiegate.



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