Modena. Il sindaco: alto rischio Covid, meno assembramenti e più controlli

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Il contagio da Covid-19 è diffuso e preoccupante, soprattutto per la tenuta del sistema sanitario. La situazione tra le regioni presenta differenze sui numeri assoluti, ma le dinamiche sono sostanzialmente comuni: la situazione è seria e nulla può essere sottovalutato. La novità delle ultime ore è che la Regione Emilia-Romagna, di concerto con Veneto e Friuli Venezia Giulia, e con l’intesa del Ministero della Salute, renderà esecutiva da sabato 14 novembre un’ordinanza più restrittiva rispetto a quanto previsto per le ‘zone gialle’ del Dpcm; anche la Regione Marche potrebbe allinearsi. Il provvedimento è stato condiviso in mattinata con le amministrazioni locali durante una call urgente.

Si punta innanzitutto a depotenziare le occasioni di assembramento, che soprattutto nei week end aumentano in maniera esponenziale, per rallentare la diffusione del virus diminuendo le potenziali situazioni di trasmissione. L’obiettivo è duplice: tenere lontana il più possibile la classificazione in ‘zona rossa’ e garantire una tenuta della sanità pubblica in chiave Covid e ordinaria.

Lo ha sottolineato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli durante la comunicazione sull’emergenza sanitaria al Consiglio comunale nella seduta del 12 novembre, commentando la nuova ordinanza regionale in vigore fino al 3 dicembre.

“Il provvedimento, essendo omogeneo per tutte le città – ha affermato il sindaco – può contribuire a togliere tensione e densità dai centri storici rispetto all’ultimo mese, il tutto accompagnato da maggiori controlli e più informazione, così come condiviso con le Prefetture. A Modena abbiamo già deciso di potenziare attività di controllo, di prevenzione e informazione, anche con l’utilizzo degli altoparlanti della Polizia locale, per fare percepire con chiarezza alle persone, anche ai giovani, che il rischio è alto, che la situazione è davvero delicata”.

L’ordinanza prevede l’uso della mascherina di protezione sempre obbligatorio fuori dall’abitazione; negozi chiusi nei festivi (ad eccezione di esercizi di ristorazione, di vendita di generi alimentari, farmacie, parafarmacie, tabaccherie ed edicole) e anche nei prefestivi le medie e grandi strutture di vendita; l’obbligo dalle 15 alle 18 di somministrare alimenti e bevande esclusivamente con consumazione da seduti sia all’interno che all’esterno dei locali e il divieto, sempre, di consumare su area pubblica. Altre restrizioni riguardano i mercati (consentiti solo quelli perimetrati); l’attività sportiva all’aperto non più consentita nelle strade e nelle piazze del centro; attività motoria, lezioni di canto e di strumenti a fiato a scuola e l’accesso ai negozi.

Il sindaco ha quindi spiegato che già dal pomeriggio i Settori e gli Uffici Comunali verificheranno puntualmente il testo dell’ordinanza e cercheranno di capire se sono necessarie specifiche ulteriori per gestire tutte le tipologie e le casistiche.

“È evidente che c’è un importante lavoro da fare in poco tempo per adeguarsi. Tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, rispettando le regole ed esercitando fino in fondo la nostra responsabilità individuale nei confronti degli altri, soprattutto delle persone più fragili”, ha ribadito, sottolineando: “In questo scenario è fondamentale l’attivazione di ristori alle attività ed ai segmenti economico/sociali impattati dai provvedimenti. È importantissimo che i tempi di erogazione siano rispettati. La Regione, pur non escludendo un intervento diretto in autonomia, ha garantito da subito massimo impegno nei confronti del Governo nazionale, chiedendo di andare anche oltre quanto stanziato con i Decreti Ristori. E l’intesa con il Ministero della Salute sull’ordinanza regionale è un buon segnale in questa direzione”.

Che la situazione sanitaria sia difficile lo conferma l’aggiornamento dei dati riferiti al territorio provinciale trasmesso al Consiglio. La situazione complessiva sui contagi mostra valori intorno al triplo di quelli dei momenti peggiori della scorsa primavera. L’andamento epidemico degli ultimi giorni ha evidenziato in provincia di Modena un trend di crescita particolarmente rapido in termini di nuovi casi positivi, contatti e ricoveri, tanto da rendere necessario, secondo il piano predisposto in estate, continuare a modificare velocemente e costantemente la struttura organizzativa delle strutture sanitarie: aree Covid sono state allestite in tutti gli ospedali della rete e sono sospesi i ricoveri programmati e differibili medici e chirurgici, ma c’è anche un importante impegno di posti letto per pazienti no-Covid. C’è bisogno di personale, medici ed infermieri: una necessità che il sindaco ha sottoposto anche al tavolo con la Regione.

All’11 novembre i casi in provincia dall’inizio della epidemia sono 13.169; 590 i deceduti; 4.265 i guariti; 6.675 le persone con malattia in corso di cui 468 ricoverati in ospedale (63 in terapia intensiva) e 6.207 in isolamento domiciliare. Da sottolineare proprio l’alto numero di persone seguite a domicilio: a tal scopo sono state pienamente riattivate le Usca e sono in corso di realizzazione le Centrali operative distrettuali per un miglior coordinamento tra medici, pediatri, Usca e guardia medica.

Con un’organizzazione strutturata si cerca inoltre di seguire i soggetti nel luogo di cura quanto più possibile appropriato a seconda dei bisogni, si pensi al nuovo ospedale di Comunità di Novi o all’Osco di Fanano per pazienti anziani

Il rapporto tra tamponi eseguiti e tamponi positivi è molto elevato, nelle ultime due settimane ampiamente sopra il 30 per cento, anche se è pur vero che il territorio processa un numero elevatissimo di tamponi e si è verificato un ritardo nella refertazione. Secondo i vertici delle aziende sanitarie l’installazione di una nuova macchina dovrebbe consentire un’efficienza piena al sistema e l’attesa per l’esito dei tamponi tornare presto alle 24/48 ore. Accanto ai circa 3.000 tamponi al giorno che vengono effettuati, sono fondamentali anche i testi sierologici: al 4 novembre, l’Ausl aveva eseguito 126.618 test sierologici, di cui 7.144 con esito positivo. In totale le persone sottoposte a test sono state 84.584, di cui il 4,1% sono risultate positive (3.496). Infine, sono in quarantena 3.350 persone perché contatti stretti di Covid positivi o rientrati da aree a rischio.



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