Andrea Pellati, l’uomo di 43 anni arrestato per l’omicidio di Raffaele Stipa, il titolare della pizzeria Yoghi di Reggio Emilia ucciso a coltellate nel suo locale lunedì sera, è comparso in tribunale avvalendosi di fatto della facoltà di non rispondere davanti al giudice per le indagini preliminari Francesco Panchieri, che si è riservato la decisione sulla custodia cautelare in carcere richiesta dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani. Tutto lascia intendere, comunque, che l’arresto sarà convalidato.
“Non ha detto nemmeno il suo nome in aula. Non intende farsi processare dallo Stato e di fatto rifiuta di difendersi”, spiega l’avvocata d’ufficio Alessandra Bonini, incaricata di difendere il quarantatreenne. Nessun passo indietro: “Non abbandonerò la difesa, essendo d’ufficio, a meno che lui non scelga un difensore di fiducia”.
La descrizione della legale, in ogni caso, rafforza il profilo di Pellati come quello di una persona con problemi psichiatrici, che rifiuta lo status quo, propenso a credere ai complotti.
“Sono parole deliranti, non vuole parlare nemmeno con me”, rivela l’avvocata: “C’è un blocco totale. Ho avuto una conversazione di un minuto, non intende parlare di lui”. Il suo atteggiamento? “Ostile, le guardie mi hanno detto che bisogna stare attenti, però in cella è controllato e non si è mostrato aggressivo. Non è una persona con cui, al momento, si può avere una conversazione”.
Sul fronte strettamente psichiatrico, mercoledì la direzione dell’Azienda Usl Irccs di Reggio aveva precisato che Pellati “è stato seguito in modo continuativo dai servizi di salute mentale territoriali, per poi scegliere autonomamente altre opzioni terapeutiche assistenziali al di fuori del servizio sanitario pubblico”.
“Mi risulta sia stato seguito fino ad aprile di quest’anno”, conferma Bonini: “Poi da uno psichiatra privato, ma nulla poteva lasciar presagire quello che ha fatto. Assumeva i farmaci prescritti, ma mi riservo di leggere la documentazione di cura acquisita dal pubblico ministero”.
L’avvocata ha già annunciato l’intenzione di chiedere una perizia psichiatrica sul suo assistito: “È l’unico elemento che si può valutare al momento”, spiega. La Procura di Reggio, nel frattempo, ha conferito l’incarico per effettuare l’autopsia sul corpo di Stipa.






Se fosse vero che “nulla poteva lasciar presagire quello che ha fatto”, sarebbe un fallimento colossale. A quanto pare costui non era ignoto né al sistema sanitario, né a quello giudiziario. Significa allora che né l’uno né l’altro in realtà non possono mai garantire alcunché. O la falla (grave) è nelle procedure del sistema, o è a monte nella tecnica (medica, giudiziaria, politica): ma da qualche parte sta.
Certamente! Tappeto rosso per i rossi da parte dei rossi: cane non mangia cane
Pare un soggetto appena uscito da un covo di BR dove è stato imbeccato a dovere; tutti uguali, fatti con lo stampino, certi individui problematici quando conviene loro. Vedremo quanti allocchi riuscirà ad impietosire.
quindi il sunto è:
è incapace di intendere e volere (che diventa miracolosamente una attenuante), quindi galera non la puo’ fare, considerato che i manicomi non esistono piu’ lo mettiamo in una struttura sanitaria di eccellenza ….che tradotto in soldoni significa che ce lo ricacciano per strada dove qualche sventurato se lo ritrovera’ davanti e saranno affari nostri, ancora e ancora…..