Rallenta la metalmeccanica reggiana

metalmeccanica maschera

Il Gruppo Meccatronico di Unindustria Reggio, che rappresenta oltre 400 aziende per un totale di circa 27.000 addetti, ha aderito da tempo all’iniziativa nazionale di Federmeccanica “I giorni della metalmeccanica”, che prevede ogni tre mesi l’illustrazione del quadro congiunturale del settore.

Nel periodo compreso tra aprile e giugno di quest’anno l’attività produttiva metalmeccanica reggiana ha fatto evidenziare un rallentamento nella crescita, pur rimanendo in territorio positivo: nel secondo trimestre, infatti, la produzione settoriale ha fatto segnare un incremento dell’8,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un ridimensionamento nei confronti di quanto rilevato nelle precedenti indagini.

Sulle dinamiche produttive ha inciso, oltre alla ripresa della domanda interna, anche l’export, che seppur in rallentamento è rimasto molto sostenuto. Le aziende intervistate, pur con valutazioni ancora positive, hanno previsto per il terzo trimestre dell’anno un aggravamento della congiuntura settoriale. Le attese delle imprese sono fortemente condizionate dalle conseguenze economiche della guerra scatenata dalla Russia in Ucraina, che ha fatto accelerare la spirale dei prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime, rendendo più complessa e onerosa l’attività produttiva.

Per Alberto Rocchi, presidente del Gruppo Meccatronico di Unindustria Reggio, la questione energetica “è sempre più critica giorno dopo giorno. I dati evidenziano nel secondo trimestre un ulteriore peggioramento della situazione nelle nostre aziende. Occorre intervenire subito, pena il rischio di interruzione dell’attività produttiva da parte delle imprese che non possono reggere un tale incremento dei costi energetici”.


Secondo Rocchi “servono interventi urgenti per gestire l’emergenza e misure strutturali, dalla conferma e dal potenziamento delle misure fiscali adottate fin qui nel 2022 al price cap, fino alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento dell’energia e al contrasto a qualsiasi forma di speculazione”, azioni queste ultime “che richiedono interventi sia a livello europeo che nazionale”.

Ma l’incremento dei prezzi dell’energia non ha colpito solo le imprese: “Anche il potere di acquisto delle famiglie ha risentito dell’aumento dell’inflazione”, ha sottolineato Rocchi, “e ora come non mai è necessario un significativo taglio del cuneo fiscale e contributivo in maniera strutturale per sostenere il potere di acquisto dei lavoratori e rendere competitivo il costo del lavoro per le imprese”.



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