M5s: su Parma incombe l’ombra di un impianto per la produzione di biometano

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Scrive Matías Díaz, candidato M5S alle elezioni europee per la circoscrizione Nord-Est: “Oggi 22 maggio, per l’ONU, e in tutto il mondo si celebra la Giornata mondiale della Biodiversità (Day for Biological Diversity). E in questo contesto, sia temporale che territoriale, mi sento di esprimere le mie perplessità in merito a una questione di cui sono venuto a conoscenza attraverso il contatto con il territorio: mentre a Parma tutta la politica tradizionale pare avere improvvisamente “riscoperto” l’urgente necessità di riportare nella propria agenda la fondamentale importanza delle tematiche relative alla tutela dell’ambiente, frutto anche del successo mediatico mondiale di Greta Thunberg, attraverso il movimento “Fridays for Future”, paradossalmente (e sempre a Parma) è tutto un rincorrersi di provvedimenti testimonianti la solita ipocrisia di chi sui palchi esprime concetti che poi, nella pratica delle proprie responsabilità quotidiane, purtroppo smentisce.

Infatti, dopo l’appalesarsi di un enorme consumo di suolo tramite un abominio come la cassa di espansione sul torrente Baganza o la tentata realizzazione di un mastodontico centro commerciale di cui nessuno sentiva il bisogno, e tutt’ora sotto sequestro della Magistratura, nonché il tentativo di trasformare il nostro aeroporto civile anche nel più grande scalo merci della nostra regione, dove i voli cargo sarebbero dovuti atterrare quasi sopra il suddetto centro commerciale (con buona pace del rispetto dei parametri di sicurezza ANAC e dell’inquinamento acustico ed ambientale che ne deriverà per la cittadinanza di Baganzola residente a poche centinaia di metri dal sito), ecco arrivare, altrettanto improvvisamente e quindi senza il minimo ascolto delle necessità dei cittadini, una ulteriore e controversa pista ciclabile da realizzarsi sull’argine cittadino del Torrente Parma.
Alla luce del suddetto quadro, tutto sviluppato in una delle città purtroppo più inquinate della nostra regione, a sua volta una delle aeree più inquinate al mondo, potevamo aspettarci forse qualche ravvedimento?

Si, e in effetti, ecco che, come nella più classica tragedia shakespeariana, scoprire invece un nuovo e potenzialmente altrettanto enorme paradosso.
Tra le pieghe delle procedure di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) in corso nella nostra regione, infatti scopriamo dell’inquietante esistenza di un nuovo progetto relativo alla realizzazione di un centro di riciclo polifunzionale dei rifiuti, o meglio con la solita terminologia rassicurante con la quale di presentano spesso impianti industriali aventi caratteristiche li rendono molto meno, un “IMPIANTO DI BIOVALORIZZAZIONE SOSTANZE ORGANICHE CON LA PRODUZIONE DI BIOMETANO IN COMUNE DI PARMA (PR) PROPOSTO DA ONCE SRL”.

Trattasi di un enorme impianto di trattamento biomasse da 168.5OO mq da realizzarsi in un’area già fortemente antropizzata (in parte anche con strutture residenziali) quella dell’area artigianale del quartiere Paradigna di Parma (il cosidetto “Polo Ambientale Integrato” ennesima truffa semantica), ai limiti dell’area ferroviaria TAV e tra l’ennesimo inutile centro commerciale (Parma Retail) ed il locale inceneritore cittadino (quello dove, in un area da 58 ettari, ogni anno si bruciano 195.000 tonnellate, tra rifiuti urbani e “speciali”).
Nel progetto, come sempre succede, si presentano termini come “tecnologia innovative”, “tutela e sicurezza ambientale”, “risparmio energetico” e “elevata eco-sostenibilità” per mitigare quella che è la triste realtà: un progetto inaudito, come caratteristiche e dimensioni, per il nostro territorio nazionale, che una azienda poco nota e non in grado di offrire solide garanzie pregresse (Settore Codice ATECO 68.1 – compravendita di beni immobili effettuata su beni propri), propone a mero titolo speculativo e dove non mancheranno grandi flussi di transito di autoarticolati, zone di stoccaggio di balle di rifiuti solidi (discariche), lago di accumulo acque di trattamento (si badi bene, non però più adatte all’irrigazione di prodotti alimentari) ed utilizzate esclusivamente ad uso irriguo di un bosco di bosco per l’approvvigionamento di legna solo per la locale produzione di cippato funzionale al sussistenza delle caldaie di processo.

Processo che non sarà esente dall’emissione di quantomeno persistenti sostanze odorigene, per le quali, è bene ricordarlo, la nostra Regione non ha ancora previsto alcuna normativa, e che vedrà essere trattati rifiuti organici inerti e da compostaggio (FOS & FORSU), fanghi di depurazione, sotto prodotti generici e sotto prodotti di origine animale (SOA, attraverso impianti di cogenerazione).

A chi dovesse sperare (con scarsa lungimiranza) quantomeno che tale impianto industriale posa costituire un potenziale sbocco occupazionale in tempi di crisi, si evidenzia che i posti di lavoro previsti saranno tra i 22 ed i 25 solamente, mentre 100 si stimano essere quelli ricavabili dall’indotto.

Il tutto per produrre biometano, che tanto suona nelle nostre menti come gas naturale, e quindi innocuo per la salute e l’ambiente. Mentre proprio ISDE, in altri contesti, ha esortato gli amministratori a fare tutto ciò che è nelle loro possibilità per bloccare la costruzione di tale centrale.

E’ necessario sapere che le soluzioni alternative a questo mostro inquinante ci sono. E che vanno ricercate in una rigorosa e corretta gestione dei rifiuti che, se realizzata attraverso la raccolta differenziata “porta a porta” e con una reale politica del riuso, del riciclo e della riduzione dei rifiuti, non ha alcun bisogno della realizzazione di un impianto di biodigestione (ISDE, 2018).
Bisogna tener conto che questo progetto non rientra nel Piano Regionale di gestione dei rifiuti, quindi stiamo assistendo alla solita iniziativa in cui gli amministratori locali prendono decisioni che perseguono soltanto gli interessi di singoli privati e non della collettività.
Ora, nell’attesa che il nostro Sindaco possa esprimere la propria contrarietà (in coerenza alle promesse spese durante uno dei recenti Fridays for Future avvenuti in Piazza Garibaldi) e pur nel dubbio circa un possibile legame tra questo progetto e quello molto simile e la cui realizzazione preoccupa, ed è stata valutata in modo negativo dai cittadini reggiani e dal M5S reggiano, viene da chiedersi ma che bisogno c’è di un impianto simile? Nell’interesse di chi si vuole fare a Parma? Quale sarà il bilancio ambientale?
La tutela della Biodiversità è fondamentale per garantire ai nostri figli un futuro ideale, non perdiamoci sui palchi, alle parole devono seguire i fatti!”.



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