Immaginare a Reggio Emilia un accordo politico-elettorale tra Pd e Cinque stelle in vista delle Amministrative 2024 è esercizio che richiede una buona dose di fantasia. I post grillini, dai quali è da tempo fuori uscito il medico Aguzzoli, insieme ai civici guidati da Dario De Lucia e probabilmente una lista ecologista concorrenziale ad Europa Verde, si muovono ormai come una falange unita contro la giunta di Luca Vecchi e la maggioranza pidina locale (ricordiamo che l’asse Vecchi-Delrio ha portato a Stefano Bonaccini, poi sconfitto sul piano nazionale, oltre il 60% dei votanti reggiani). Della partita è anche Sabrina Pignedoli, giornalista, eletta quattro anni fa all’Europarlamento, sempre più presente sulla scena politica locale.
A sinistra del Pd, ragionano De Lucia e compagni, forse con un pizzico di eccessivo ottimismo, c’è uno spazio elettorale del 18%. Con il quale, concludono, il Pd di Elly Schlein dovrà per forza fare i conti.
Questa strada, ossia un accordo tra dem, contiani e sinistre varie, non sembra destinata ad andare lontano per il mancato interesse dei soggetti. Il Pd cittadino rimane a maggioranza riformista, sono preistoria i tempi del Pci al 51%, oggi le alleanze sono indispensabili, specie in vista di un probabile ballottaggio con il candidato sindaco di centrodestra.
Ma viene da chiedersi se l’asse degli anni Duemila tra Ds e Margherita prima e Pd postcomunista e sinistra cattolica poi abbia ancora carburante per fare strada. Alle Politiche dello scorso settembre il Pd a Reggio si è fermato al 31%. Da solo rischia grosso. Post grillini a sinistra e liberali a destra sono strade inconciliabili e incompatibili tra loro. Con una differenza, al momento: che i primi lavorano per unire, mentre gli altri perdono tempo a litigare.
La rottura più o meno ufficiale tra Calenda e Renzi sta mettendo in forse un processo di fusione in un unico partito di Azione e di Italia Viva. Un’area riformista che non accetta il Pd movimentista che si annuncia nella gestione Schlein ha già dato ampie soddisfazioni a Reggio: nel settembre scorso, Azione ha sfiorato il 10% e +Europa il 4%. A sei mesi di distanza, il bilancio è negativo: personalismi e poltronismi hanno già preso il sopravvento, a parte qualche lodevole eccezione di natura politico-culturale. A oggi, un’alleanza politica seria tra Pd riformista e cosiddetto Terzo Polo è più lontana che mai per oggettiva responsabilità dei protagonisti nazionali, più a loro agio sui social che sulla partecipazione personale. Ci si metta poi la lunga agonia della gestione Vecchi – il quale vorrebbe un po’ di riconoscenza per il lavoro svolto, e difficilmente la troverà – la long way home del centrosinistra reggiano è irta di ostacoli. Consiglio non richiesto: non fate i bambini, fate politica.






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