La Libreria del Teatro, Nino Nasi e i cervelli rivoltosi

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di Gianandrea Ferrari

Correva l’anno 1970 ed eravamo veramente giovani. C’erano le occupazioni studentesche, le lotte operaie, la musica ribelle e le nuove aggregazioni. La grande contestazione del ’68-’69 aveva ribaltato valori e comportamenti. Mezzo milione di giovani si era messo in movimento contro ogni autoritarismo. Noi tra questi. Con tanta voglia di conoscere e sapere, leggere e rileggere. A Reggio c’era un posto unico con “buon pane” per i nostri cervelli rivoltosi.

La Libreria del Teatro gestita da un libraio fuori dal comune, per di più libertario, in tempi non sospetti, Nino Nasi. La sua libreria appariva ai nostri occhi come un mare intellettuale, una pasticceria culturale e un luogo fortemente magnetico.

C’erano libri introvabili come i rari testi anarchici che nessuna libreria vendeva. Si trovavano i libri dell’avanguardia letteraria e i testi preziosi della letteratura Beat con le meravigliose edizioni “Arcana”. Per gli “amici stretti” della libreria erano a disposizione “sottobanco” libri clandestini, irregolari e tutte le edizioni pirata prodotte dal movimento, con in testa la bibbia della controcultura, più volte sequestrata: “Ma l’amor mio non muore”.

Ma soprattutto c’era Nino Nasi. Libraio sapiente e intelligente che sapeva proporre il libro giusto alla persona giusta. Gestiva con maestria questa “spettabile clientela” composta in parte da giovani, contestatori e gruppettari. Sì perché la libreria era un punto d’incontro di tutta la sinistra extraparlamentare reggiana: dai radicali agli anarchici, dai gruppi ai mistici. Poi c’erano i fricchettoni con Mario Cadalini reduce dalla Comune di Ovada, gli scrittori “in proprio”, i teatranti in cerca di spettacoli, gli artisti della penna con in testa Corrado Costa.

Poi sarebbe arrivato anche Pier Vittorio Tondelli. Ma alla regia della libreria c’era sempre Nino: socialista bizzarro, radicale eclettico, libertario problematico con il suo smisurato amore per “Il Piccolo Principe”. Ma anche con un altro grande amore – meno conosciuto ai più, per il nostro Camillo Berneri.

L’ultimo dei grandi anarchici del ‘900 con una rilevanza culturale paragonata a Piero Gobetti o ad Antonio Gramsci. Assassinato dagli stalinisti in Spagna, a Barcellona, nel maggio 1937. Se oggi la nostra città conosce meglio questa splendida figura libertaria, antifascista lo si deve soprattutto a Nino Nasi che ha voluto, più di chiunque altro, la targa di marmo dedicata a Berneri, apposta dalla FAI Reggiana in Via Don Minzoni. Pure noi tutti e tutte dobbiamo a Nino Nasi un mondo, per la sua presenza ma anche per la sua pazienza. Per quelli che hanno frequentato assiduamente la Libreria del Teatro Nino Nasi è stato un maestro autorevole, mai autoritario e sempre libertario.



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