Islam in classe, Davoli: “La scuola reggiana stia fuori dall’agenda ideologica del Pd”

Letizia Davoli Fratelli d’Italia consiglio comunale Reggio Emilia – LD

“È uno schema che si ripete”, secondo la consigliera comunale reggiana di Fratelli d’Italia Letizia Davoli: “Dopo la risoluzione Fornili in Regione, dopo il progetto nelle scuole di Modena, ora il rischio è che l’agenda ideologica del Pd entri anche nelle scuole reggiane, travolgendo in una sola volta il rispetto dei princìpi costituzionali di laicità, neutralità e pluralismo”.

Per questo, aggiunge Davoli, annunciando un’interrogazione a risposta scritta al sindaco di Reggio Massari e all’assessora comunale alle politiche educative Mahmoud, “chiediamo alla giunta chiarezza e trasparenza su un tema che non può essere rimandato: il rispetto della laicità e del pluralismo nell’istruzione pubblica della nostra città, come previsto dalla nostra Costituzione”, in un momento in cui “episodi concreti di mancato rispetto dei princìpi costituzionali recenti dimostrano che il problema non è ipotetico, ma reale”.

Il riferimento modenese di Davoli è all’iniziativa dell’istituto tecnico Enrico Fermi di Modena, che sabato 18 aprile ha ospitato, durante l’orario scolastico, un incontro nell’ambito del progetto “Identità e fede islamica” che ha visto come relatore (“unico, senza alcun contraddittorio e senza alcun confronto”, rimarca la consigliera di Fratelli d’Italia) il referente della comunità islamica di Sassuolo, rappresentante dell’Ucoii (Unione delle comunità islamiche italiane).

L’Ucoii che, secondo Davoli, “è un’organizzazione ritenuta da molti osservatori vicina alla galassia dei Fratelli Musulmani, con posizioni documentate che negano i diritti delle donne e i valori fondanti della nostra civiltà occidentale. E questi non sono giudizi: sono elementi che la scuola pubblica ha il dovere di prendere in considerazione prima di cedere la propria aula magna a una voce sola”.

L’articolo 8 della Costituzione, sottolinea la consigliera, “è chiaro: i rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose diverse da quella cattolica sono regolati per legge sulla base di intese stipulate con le relative rappresentanze. Non è una formalità burocratica: è una garanzia di trasparenza, uguaglianza e controllo democratico, che tutela sia lo Stato sia le stesse comunità religiose. Ma l’Islam non ha ancora sottoscritto alcuna intesa con lo Stato italiano, e questo è un dato giuridico incontrovertibile. Affidare a un rappresentante di questa comunità, priva di riconoscimento formale ai sensi dell’art. 8, la presentazione esclusiva della propria fede a studenti di una scuola statale, senza contraddittorio e senza pluralismo, non è inclusione: è una violazione dei princìpi di neutralità e laicità che devono caratterizzare l’istruzione pubblica”.

La cosa, per Davoli, “diventa ancora più grave se inquadriamo questa iniziativa nel quadro generale, perché quello di oggi non è un episodio isolato: è parte di uno schema che Fratelli d’Italia ha già denunciato quando la consigliera regionale del Pd Fornili ha presentato in Regione una risoluzione sul ‘dialogo interreligioso’ che impegna la Regione a forme strutturate di coordinamento con comunità religiose che non hanno un’intesa con lo Stato, bypassando deliberatamente il percorso che la Carta costituzionale ha voluto parlamentare e pubblico”.

“E allora bisogna chiedersi perché certe comunità religiose non abbiano ancora un’intesa con lo Stato, visto che la condizione fondamentale per averla è l’adesione alle leggi e ai princìpi dell’ordinamento italiano. Se la proposta Fornili serve ad aggirare questo percorso, ne diventano ovvie le ragioni: favorire l’affermazione in Italia di gruppi religiosi che non accettano la supremazia del nostro ordinamento giuridico democratico. Ora si ripropone lo stesso schema nelle scuole: aggirare le regole costituzionali non per via parlamentare, ma attraverso circolari scolastiche, progetti didattici e patrocini comunali, realizzando di fatto un’agenda ideologica senza passare dal voto e dal controllo democratico. È il metodo strisciante che Fratelli d’Italia ha già denunciato in Regione, e che ora rischia di arrivare nelle aule reggiane”.

Nell’interrogazione alla giunta Massari, la consigliera Davoli chiede risposte su cinque punti: se nelle scuole reggiane siano stati realizzati o siano programmati incontri analoghi a quello modenese, in orario scolastico e rivolti a studenti di istituti del territorio; se tali iniziative abbiano previsto un’unica voce religiosa, “senza contraddittorio né prospettiva laica, in contrasto con i principi di neutralità e pluralismo”; se in particolare siano stati organizzati incontri con la comunità islamica, “e se in tali occasioni sia stato garantito il pluralismo”; se il Comune abbia finanziato, patrocinato o co-organizzato tali iniziative, con quali risorse e attraverso quali procedure di selezione e controllo democratico; se l’amministrazione comunale intenda adottare linee guida “che garantiscano, per ogni progetto a contenuto religioso nelle scuole, il rispetto del pluralismo, la presenza di voci diverse inclusa quella laica e la coerenza con lo status giuridico delle confessioni coinvolte”.

“La scuola pubblica è di tutti e non può diventare lo strumento di un’agenda ideologica realizzata aggirando le regole democratiche da chi non ha il coraggio di fare le proprie battaglie politiche alla luce del sole, nel parlamento che i cittadini hanno eletto”, conclude Davoli: “Non chiediamo di escludere nessuno: chiediamo che le regole valgano per tutti, in modo uguale, con piena trasparenza sull’uso del denaro pubblico. È questo che la Costituzione prevede, ed è questo che i reggiani hanno il diritto di pretendere”.



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