Nei giorni scorsi la procuratrice generale reggente di Bologna, Lucia Musti, ha subito due ravvicinati e distinti episodi di intimidazione, su cui sono stati avviati accertamenti.
Nel palazzo dove vive la magistrata, a Bologna, qualcuno ha imbrattato il muro della porta di ingresso del suo appartamento, con vernice rossa.
All’ufficio della Procura generale è poi arrivata, indirizzata sempre a Musti, una lettera minatoria, con un riferimento ad alcune frasi che avrebbe detto.
Pochi giorni prima la procuratrice aveva tenuto il discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Corte di Appello, con un intervento dove aveva insistito sul concetto che l’Emilia Romagna è “distretto di mafia”. Parole che hanno avuto commenti di apprezzamento, ma anche alcune critiche. Musti, che da alcuni mesi regge l’ufficio giudiziario dopo il pensionamento di Ignazio de Francisci, ha condotto l’accusa nell’appello del processo di ‘Ndrangheta ‘Aemilia’ ed è attualmente impegnata nel secondo grado di ‘Grimilde’, una quarantina di imputati e al centro le infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese nel comune di Brescello, l’unico nella storia dell’Emilia-Romagna sciolto per mafia.






Ultimi commenti
Infatti la nostra è una finta democrazia, mai come ora è stato così evidente...questa europa è destinata ad implodere con o senza guerre si vedrà.
tutto molto bello, pero' se in stazione abbiamo l'Esercito mi auguro che nelle nuove Ramblas ci mettano come minimo un presidio con l'Ejército de Tierra....
Ma quali famiglie coinvolte?! Avete letto, voi coordinamento di forza italia, che razza di sorte toccherebbe loro? Ri.prendete in mano quel famigerato progetto e rendetevi
Quadro perfetto della locale "intellighenzia": incapace, supponente e sfruttatrice dell'altrui buona fede. Sempre si torna al pifferaio di Hamelin.
Ah i tavoli di confronto, i gruppi di lavoro, per non parlare del raccordo fra le istituzioni! Un'autentica libidine socio.psico.educativa degna delle prime innovazioni annunciate […]