Divieto di avvicinamento alla vittima e braccialetto elettronico: è questa la decisione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Emilia per un uomo di 49 anni residente a Cadelbosco di Sopra, accusato del reato di atti persecutori nei confronti di una donna di 58 anni residente nello stesso comune.
A far scattare le indagini è stata la denuncia presentata dalla stessa cinquantottenne, che ha delineato un quadro di violenze fisiche, vessazioni e costrizioni psicologiche iniziate nel lontano 2017, anno in cui i due avevano intrattenuto una breve relazione sentimentale. Già allora, ha sottolineato la vittima, la cui attendibilità è stata confermata dai successivi accertamenti dei carabinieri, il compagno l’avrebbe aggredita in più occasioni, colpendola con calci e pugni. Una situazione insostenibile che, alla fine, ha portato la donna a troncare definitivamente il rapporto.
A quel punto, però, la situazione è degenerata e l’uomo, spesso sotto l’effetto dell’abuso di alcol e sostanze stupefacenti, ha avviato una vera e propria campagna persecutoria durata anni: pedinamenti, appostamenti nel cortile dell’abitazione dell’ex compagna e gravi minacce verbali. Tra gli episodi più inquietanti anche atti vandalici e ritorsioni: la donna ha trovato gli pneumatici della sua auto squarciati e alcuni vestiti – che erano appesi in cortile – bruciati.
Al termine delle indagini, sulla base di quanto emerso, valutata la gravità dei fatti contestati e il pericolo di reiterazione del reato, il gip ha disposto per il quarantanovenne le misure cautelari del divieto di avvicinamento e del divieto di comunicazione: non potrà avvicinarsi all’abitazione dell’ex compagna né ai luoghi da lei abitualmente frequentati, dovendo mantenere da questi una distanza di sicurezza di almeno mille metri, e non potrà comunicare con la cinquantottenne con nessun mezzo e in nessun modo, nemmeno per interposta persona.
Per vigilare sul rispetto di questi obblighi, il giudice ha disposto l’applicazione di un dispositivo di controllo a distanza, il cosiddetto “braccialetto elettronico”: il testo dell’ordinanza specifica anche che qualora l’indagato dovesse rifiutare il consenso all’installazione del braccialetto elettronico, oppure violare una delle prescrizioni imposte, scatterà la più severa misura della custodia cautelare in carcere.






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