Intervista a Sabatina Napolitano, con ‘Origami’ è candidata al premio Strega 2022

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Domani sera sulle pagine di Giorgia Gallerani dell’associazione “Il fossolo” di Bologna “Essere liberi di sognare” ci sarà una intervista a Sabatina Napolitano. La scrittrice è nata a La Maddalena (SS) il 14 maggio del 1989. Ha pubblicato sette libri di poesia. Origami è il suo primo romanzo pubblicato con Campanotto ed è stato presentato al premio strega 2022.

Proponiamo delle domande di Giorgia Gallerani all’autrice.

– Hai un luogo dove preferisci scrivere?

Trovare qualcosa di interessante è sempre più difficile, parlo per me, naturalmente. Una cosa che mi ha sempre attratto più della cronaca e della storia è la “finzione”. Tutto ciò che ha scopi finzionali, anche e soprattutto case, luoghi, città, paesi. Posso scrivere di luoghi finzionali ma non posso vivere finzioni. È naturale che io scriva dappertutto, come in questo romanzo che è stato scritto in parte in Toscana e in Calabria. Posso anticipare però che non sarà mia abitudine scrivere di luoghi finzionali. Non scrivo solo romanzi, come molti, l’attività della scrittura si spinge verso la saggistica e la critica come nelle recensioni. Mi pare naturale sottolineare che come scrittrice sono goffa come molte, e talvolta ho necessità di ambienti morbidi. Nabokov come si può leggere nelle interviste raccolte in “Intransigenze” dice spesso che in dei periodi scriveva a letto per il mal di schiena, ecco posso dire che un forte mal di schiena mi ha colto all’inizio della progettazione del romanzo e nelle prime pagine. Talvolta attraverso una strana sonnolenza, mista a un apprendimento profondo. Non c’è un luogo capace a farti toccare il cielo con un dito (se non con la persona che ami), ritengo invece che la scrittura sia un luogo di stile e quindi di insegnamento. L’attività dello scrittore comincia sempre pensando alle sue possibilità di scelta, l’ambiente di gioco e di creatività è la casa dello scrittore. Il fatto è che l’ambiente dello scrittore finisce per diventare un costrutto culturale, che va analizzato secondo una dimensione storica. Nabokov ha delle foto dove scrive in macchina, a mano, sì in un automobile. Segno del fatto che il vero e proprio volo dello scrittore diventa nel momento in cui si cala in una dimensione pubblica e sociale. In linea simbolica quindi lo scrittore lavora da tutti i luoghi che caratterizzano l’ambiente di scelta del suo romanzo. In “Origami” assumo di aver scritto quindi da una sala di lettura della biblioteca di Itaque, dalla redazione di Origami e persino dai luoghi di Regina o dall’Africa. La navigazione dello scrittore avviene per stanze e finestre che segnano la storia dell’umanità. Questo processo esiste in “Origami” attraverso le finestre dei maggiori romanzi ambientati in biblioteche. L’impatto percettivo quindi ad un occhio critico è quello di una fiaba su un discorso letterario. Anche se quando pensiamo agli origami necessariamente ci torna in mente il romanzo “Il sole di Hiroshima”, ad esempio. Il profumo del critico sta in questo incastro che ripercorro in “Origami”: è necessario pulire la spazzatura dell’esibizionismo di tanta letteratura contemporanea (e talvolta anche delle scrittrici, per carità!) per ritornare al nocciolo della questione e dircelo: sì è proprio vero che lo scrittore viaggia con la valigia sempre pronta, anche quando ha comprato una casa finalmente tutta sua, la dimensione confortevole non lo porta lontano. Diversamente quando il viaggio è possibile nell’interiorità di una persona adorata, allora lo scrittore può dire di sedersi, di potersi riposare e magari cominciare a scrivere senza la necessità di viaggiare. Molti scrittori non hanno la possibilità concreta di muoversi e quindi il viaggio diventa il ponte verso l’interiorità, l’inconscio di un altro. Si può viaggiare nello spazio e nelle coscienze, con “Origami” ho viaggiato in più spazi per diversi anni per scrivere una fiaba che segue il corso della caratterizzazione del personaggio di Olga. Nel romanzo preferisco il discorso indiretto, e di certo non manca il tono ironico: tutti i personaggi che passano per la biblioteca di Itaque non tendono a complicare la situazione, l’obbiettivo del romanzo è riportare in tempi non troppo prolissi, il racconto di Olga. Gli impiegati finiscono per essere figure, forse create dal suo progetto mentale, dalla sua accoglienza.

– Come procedi nella scrittura di un romanzo?

Dopo aver passato molto tempo a meditare la storia, che sia una storia sensazionale; il senso pratico è associato all’ispirazione, solitamente scrivo il plot, la trama e i punti dell’intero romanzo. Poi seguo a parti, come per un puzzle, inserendo materiale della mia vita rilanciando con attenzioni e percezioni che derivano dall’esperienza. Seguono esercizi di inventiva, cerco di perdere il mio scetticismo ma resto ben piantata coi piedi per terra. Con “Origami” la percezione e la sfida iniziale era quella di immettermi nel panorama narrativo con uno stile originale e un progetto a metà tra il fiabesco e il sociale. Poi una serie di eventi hanno modificato le fasi della mia vita e ho impiegato molto più tempo per consolidare la famiglia dei Miso. Gli altri romanzi partono da idee differenti, come l’uso delle altre persone e non solo della terza, come progetti più lunghi, concretamente per intenderci, di molte più pagine rispetto a queste usate per Origami. L’idea era quella di partire da “tre donne”, ma siccome ne avevo già pubblicato un racconto ho evitato completamente questa possibilità per la biblioteca, che mi è parsa dal primo momento affascinante, da non farsela sfuggire. Alcune descrizioni di Villa Miso, così come della redazione di Origami e della stessa biblioteca di Itaque mi hanno assorbita come ad una immaginazione romantica. Forse mi ha preso troppo la mano, ma è stato un tenero esperimento.

– Olga è accompagnata da Emilio e Rossana, questi due la rendono più forte o meno?

Emilio e Rossana nel romanzo hanno il compito di decifrare alcune fasi dell’inconscio della protagonista. Hanno influenza su Olga? Direi di no, perché resta una donna di successo, non una criminale. Eppure senza questi personaggi al lettore sfugge di cosa stiamo veramente parlando. La triangolazione è un necessario espediente in letteratura, e me ne sono voluta appropriare dal primo momento senza aspettare altri romanzi. Una volta sviscerata la triangolazione, e affidata a una mia pupilla (Olga) segue per me tutto più leggero che una impresa bella e buona. Emilio e Rossana sono le antenne del male, le antenne del paesaggio infernale degli uomini offerto da ansie di vendetta, volontà omicide, e quanto di più terribile possa offrire un singolo in una società democratica e liberale.

– Che rapporti hai con la critica?

La critica non si è suicidata o per lo meno non saprei dire. Non conosco la critica in quanto proveniente da un percorso accademico ufficiale. E mi affido molto a critici come Simonetti, Cortellessa, Mazzoni, Bertoni. Suppongo che non potendomi ancora esprimere proprio a fianco degli accademici mi sento spinta a dire che la critica è come una scrivania disordinata piena di fogli in cui non viene mai fatto ordine. Forse se in prima persona potessi condizionare i circuiti ufficiali anche attraverso i media, e dandomene le possibilità cambierebbero tante cose. E spero in bene.

 



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