Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha deciso di impugnare di fronte alla Corte costituzionale la legge della Regione Emilia-Romagna del 28 luglio scorso sul suicidio medicalmente assistito: secondo il governo Meloni, alcune disposizioni della legge emiliana sarebbero “in contrasto con la normativa statale in materia di ordinamento civile e penale e di tutela della salute”.
Come riferito da fonti di Palazzo Chigi, il Consiglio dei ministri avrebbe rilevato che “la legge ha violato una serie di profili di competenza esclusiva dello Stato, demandando alle linee guida regionali la definizione di una serie di requisiti, con ciò eludendo i vincoli posti sul punto dalla Consulta”; in particolare, secondo l’esecutivo, la normativa emiliano-romagnola si porrebbe “in contrasto con gli articoli 2, 32 e 117, secondo comma, lettera l), in materia di ordinamento civile e penale, e 117, terzo comma, della Costituzione, in materia di tutela della salute”.
Toccherà dunque alla Corte costituzionale esprimersi sulla legittimità della legge varata a fine luglio dall’assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, che aveva individuato il profilo di chi potrà eventualmente accedere al suicidio medicalmente assistito: una persona affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e capace di prendere decisioni libere e consapevoli, che abbia ricevuto informazioni appropriate e complete sulle alternative disponibili – comprese le cure palliative.






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