Governare le città, Reggio per esempio

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La pubblicazione postuma del volume di Claudio Ghiretti “Governare la città, Reggio Emilia per esempio” (thedotcompany, 2020) offre l’occasione per ripuntare i fari della politica locale sulla città, in particolare sul centro storico, luogo al quale l’autore era molto legato. Il centro storico è l’anima della città; così si potrebbe riassumere il pensiero di Ghiretti.

La sua prematura scomparsa, avvenuta nel 2017, gli ha precluso, purtroppo, di analizzare i fatti nuovi nel frattempo avvenuti. Il suo sarebbe stato sicuramente un contributo pratico e intelligente.

Le questioni legate, come si diceva, ai problemi del centro storico, però, non hanno perso attualità. I problemi economici, demografici, urbanistici, sociali sono ancora quelli discussi nel libro, strutturato come un simposio platonico, presenti il Sindaco, l’Urbanista, l’Economista, il Sociologo, il Demografo, lo Storico, il Giurista, il “Logistico”. In medias res, l’autore va dritto al cuore dei problemi e li analizza secondo le competenze di ciascuno interlocutore.

ll libro si apre con il capitolo “Prima il sogno, poi i problemi”. Il sogno è la costruzione della “Città Emilia”: Reggio Emilia, Modena e Parma. Anche Piacenza sarebbe una consorella, ma con la peculiarità di essere terra di confine.
«La stazione Mediopadana – è il sogno dell’autore – sarà l’innesco di una reazione a catena, che renderà evidente l’inadeguatezza di qualsiasi ostruzione campanilistica, l’irrazionalità degli egoismi attestati su orizzonti individualisti e porterà alla nascita di un nuovo modello di città dinamico, interconnesso, efficiente, policentrico e generatore di conoscenza». Poi la domanda cruciale: da dove bisogna cominciare? I vari esperti dicono la loro. I lettori potranno comparare sogno e realtà, un’ottima pratica per sgonfiare tanto i detrattori a prescindere quanto i panegiristi.
I problemi. Il centro storico di oggi è figlio del PRG redatto dall’ing. Artoni tra il 1933 e il 1936 e adottato nel 1940, che aveva previsto l’abbattimento del quartiere di Santa Croce interna (quella del Popol Giöst) e dei portici della Trinità (Isolato San Rocco). Interventi realizzati dall’amministrazione comunista nel dopoguerra in perfetto accordo con i democristiani. Poi sono venuti altri PRG (Albini, mai approvato, Piacentini, Venturi, Campos Venuti, ecc.) ma tutti in sostanza prevedevano abbattimenti (Porta San Pietro, lo Chalet Diana e altri), lo svuotamento demografico del centro storico in favore delle periferie e lo spostamento di importanti uffici pubblici fuori dalle mura. Il tema della mobilità è fondamentale. Oggi sembra una questione più centrale di ieri…

Per intenderci, invece, demograficamente: se nell’immediato dopoguerra gli abitanti del centro erano oltre ventimila, negli anni Duemila si sono ridotti quasi della metà. Con il problema ulteriore che gli autoctoni diminuivano e gli immigrati di tante nazionalità diverse (e con i relativi problemi di integrazione e convivenza civica) occupavano il centro, che gli urbanisti, al contrario, avrebbero voluto vedere abitato da un ceto agiato… Uno svotamento che ha avuto anche conseguenze economiche negative sulle attività commerciali e artigianali, non compensate da altre attività avviate dai nuovi arrivati, ma aggiungendo, invece, problemi di ordine pubblico e decoro urbano.
Solo con i nuovi piani strategici di valorizzazione del centro storico (dopo il 2004) l’Esagono è tornato parzialmente al centro della politica dell’Amministrazione comunale. Secondo l’autore alla politica di riqualificazione di piazze e palazzi, all’aumento delle superfici commerciali non è seguito, però, uno studio per rivitalizzare strutturalmente la città, in particolare la zona nord e altri luoghi urbani degradati. Al di là di iniziative come, ad esempio, la movida serale, che, pur dando vitalità al centro, non affrontano i problemi ma in qualche misura ne possono aggiungere altri e non solo per i residenti.

Due, infatti, sono i temi molto sentiti da Ghiretti: Sicurezza e Immigrazione (in particolare quella islamica), questioni discusse ampiamente nel testo.
Ghiretti critica il modo in cui l’Amministrazione affronta le due incandescenti questioni sopra ricordate. Sull’immigrazione sarebbe in parte prigioniera di un concetto d’accoglienza, forse, troppo unilaterale, ossia vista soprattutto dal punto di vista di chi arriva in terra reggiana, mentre sembrano essere messe in secondo piano le esigenze degli autoctoni. Un’idea d’integrazione un poco astratta, soprattutto se riferita all’immigrazione mussulmana praticante. Una questione, ci rendiamo conto, che va oltre i confini provinciali perché interessa la nostra stessa Carta Costituzionale. Tuttavia la domanda che l’autore pone: «E se non vogliono integrarsi?», non andrebbe elusa.
Sulla sicurezza vige, secondo l’autore, una tolleranza eccessiva su chi mette a rischio non solo il decoro del centro cittadino, ma il convivere civile, infondendo profonda insicurezza in una cittadinanza composta soprattutto di anziani.
Nell’ultimo capitolo “La Cura”, si afferma: «Sì, l’ipotesi è che il centro storico di Reggio Emilia possa riacquistare forza e dinamicità sociale autonoma con un aumento compreso fra il 30 e il 40 % della popolazione attuale».

Tuttavia non si può negare, scriveva, che le «istituzioni cittadine, in particolare il Comune, stiano provando a incidere sulla vita del centro storico». Che cosa si può rispondere, oggi? Innanzi tutto, non negare i problemi sarebbe il primo passo per affrontarli. Un auspicio che Ghiretti, credo, sottoscriverebbe.

 




C'è 1 Commento

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  1. Annamaria Ghidoni Ghiretti

    Grazie mille Glauco , sei stato bravissimo e hai colto ciò che Claudio voleva divulgare ❤️


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