Garibaldi in carrozzina: la storia ritrovata

Giuseppe Garibaldi in carrozzina – NF

Giuseppe Garibaldi soldatino in piedi Garibaldi continua a cavalcare nelle piazze d’Italia. Da oltre un secolo e mezzo lo osserviamo in sella al suo cavallo, avvolto nel poncho, con la barba al vento e lo sguardo dell’eroe. È un’immagine diventata parte della nostra identità nazionale. Eppure racconta soltanto una parte della sua vita.

Esiste infatti un altro Giuseppe Garibaldi. Quello che, dopo le ferite riportate in battaglia e una forma particolarmente aggressiva di artrite psoriasica, visse per anni con una grave limitazione motoria, spostandosi in carrozza, in portantina e, negli ultimi anni, anche su una carrozzina. Un dettaglio storico documentato, ma quasi assente dall’iconografia ufficiale e dalla memoria collettiva.

Da questa semplice domanda — perché nessuno rappresenta Garibaldi così com’era davvero? — è nato uno dei progetti culturali più originali degli ultimi anni.

Lorenzo SaniL’idea porta la firma del giornalista reggiano Lorenzo Sani, per una lunga stagione autorevole firma del Resto del Carlino e oggi presidente del Willy The King Group, l’associazione che organizza Happy Hand, la manifestazione bolognese dedicata a sport, cultura e inclusione. Non un evento rivolto esclusivamente alle persone con disabilità, ma un laboratorio aperto a tutti, dove teatro, arte, musica, fumetto e sport dialogano per costruire una cultura dell’inclusione senza retorica.

Il progetto dedicato a Garibaldi non è nato da un libro. È nato su un palcoscenico.

Il 2 giugno 2018, durante Happy Hand, Sani immaginò un’intervista impossibile all’Eroe dei Due Mondi. A interpretare Garibaldi fu il compianto giornalista Mario Paolo Guidetti.

Mario Paolo Guidetti - Corpo volontari garibaldini
Da quella conversazione teatrale prese forma un interrogativo destinato a svilupparsi negli anni: perché la fragilità fisica di Garibaldi è praticamente scomparsa dalla sua rappresentazione pubblica? Contemporaneamente gli artisti di Happy Art iniziarono a disegnarlo nella sua reale condizione fisica, restituendogli quella dimensione umana che monumenti e statue avevano quasi sempre ignorato.

L’intuizione si trasformò successivamente nel volume illustrato “Garibaldi Giuseppe. Disabile e arruolato”, settanta pagine nelle quali il rigore storico incontra il linguaggio del fumetto. Attorno al progetto si sono raccolti nomi di primo piano dell’illustrazione italiana, da Giuseppe Palumbo a Vittorio Giardino, da Davide Fabbri ad Arianna Farricella, insieme agli studenti dell’Isia di Urbino. Un’opera divulgativa capace di parlare agli appassionati di storia come ai ragazzi, presentata anche nell’ambito di Lucca Comics & Games, la principale manifestazione italiana dedicata al fumetto.

La storia, però, non si è fermata lì.

Quest’anno Happy Hand ha aggiunto un nuovo tassello con una piccola opera che possiede il fascino delle idee semplici. Un soldatino raffigurante Giuseppe Garibaldi seduto sulla sua carrozzina. Non una provocazione, non un’operazione di marketing, ma un raffinato esercizio di divulgazione storica attraverso il modellismo.

Il modello iniziale è stato realizzato dal maestro Fabio Nunnari, figura di riferimento internazionale nel mondo dei soldatini storici. Attorno a lui ha lavorato una squadra di grande esperienza composta da Giuseppe Berselli, Pietro Cicero, Andrea Iotti e Mauro Bedogni, alcuni dei quali profondamente legati anche al territorio reggiano. Durante l’ultima edizione di Happy Hand il progetto è stato accompagnato da incontri storici dedicati alla battaglia di Calatafimi e da laboratori nei quali adulti e bambini hanno potuto dipingere il proprio Garibaldi, trasformando il modellismo in uno strumento di conoscenza.

È difficile non restare colpiti dalla forza simbolica di quella piccola scultura. Basta osservarla per comprendere quanto la memoria pubblica sia spesso selettiva. Le nazioni ricordano i propri eroi nel momento della loro massima forza. Più raramente scelgono di raccontarne la fragilità.

Il lavoro costruito da Lorenzo Sani insieme a Happy Hand compie esattamente il percorso opposto. Non ridimensiona Garibaldi. Lo restituisce alla sua interezza. Ricorda che il protagonista dell’Unità d’Italia continuò a guidare uomini, a viaggiare, a impegnarsi nella vita pubblica anche quando il dolore aveva profondamente cambiato il suo corpo.

È questo, probabilmente, il messaggio più interessante. La grandezza di un uomo non diminuisce quando si scopre la sua fragilità. Se la storia è raccontata con onestà, accade spesso il contrario. L’eroe diventa semplicemente più vero.



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