La Fondazione Manodori di Reggio Emilia ha chiuso il bilancio 2025: il consiglio generale dell’ente ha approvato un bilancio d’esercizio che segna un avanzo di 9,3 milioni di euro e un risultato della gestione finanziaria di 13,8 milioni.
Un andamento in costante crescita che deriva da ricavi stabili e ricorrenti, legati in gran parte alla distribuzione di dividendi e alla diversificazione degli investimenti, oltre che da un contenimento dei costi perfezionato negli ultimi anni. In aumento la disponibilità di fondi a favore di progetti per il territorio, che per il prossimo anno è di 4,6 milioni di euro.
“Stiamo attraversando una fase positiva”, spiega il presidente Leonello Guidetti, “che dà conto di una buona gestione organizzativa e finanziaria e conferma un trend in crescita. Lo sviluppo di un sistema di monitoraggio del portafoglio e una gestione oculata ci hanno permesso di cogliere le fasi di andamento favorevole dei mercati azionari e di altri asset di investimento. Il buon andamento della redditività e il solido accantonamento al fondo per le erogazioni consentono alla Fondazione Manodori di garantire anche per il 2026 il sostegno ai bisogni prioritari della nostra comunità e di valutare nuove iniziative e strumenti per promuovere percorsi a supporto delle fragilità sociali”.
La Fondazione Manodori ha chiuso il 2025 con un attivo patrimoniale di 215 milioni di euro, risultato favorito dalla variazione degli asset azionari e da una progressiva riduzione della partecipazione in UniCredit. A partire dal 2023, l’aumento di valore del titolo ha creato le condizioni favorevoli per procedere a una parziale cessione di azioni, che è proseguito in modo incisivo anche nel 2025. Sono stati invece riconfermati gli investimenti in Banca d’Italia, obbligazioni a lungo termine e in realtà locali come Iren, Alfa Solutions, Crpa, Ifoa; è stata incrementata la partecipazione in Cassa Depositi e Prestiti.
Rispetto al 2025, i fondi per i contributi che la Fondazione Manodori mette a disposizione di numerose realtà che operano nei settori welfare, educazione e formazione, salute pubblica, arte e cultura sono passati da 3,8 a 4,6 milioni di euro. Sono già in corso di realizzazione progetti nati da un bando promosso dalla fondazione per supportare le fragilità e prevenire il disagio negli adolescenti della fascia d’età 11-14 anni; a breve, inoltre, ci sarà un nuovo bando per proposte rivolte a giovani dagli 11 ai 16 anni.
“Veniamo sollecitati da più parti a intervenire su queste dinamiche”, sottolinea Guidetti: “I progetti finanziati con questi bandi si configurano come un’opportunità per creare legami, alimentare occasioni di socialità, espressività, condivisione e, dove possibile, individuare strade alternative e innovative per rendere partecipi gli adolescenti del mondo in cui stanno vivendo”.
È stata riconfermata l’adesione al Fondo di contrasto alla povertà educativa e al Fondo per la Repubblica digitale, promossi da Acri e dai ministeri dell’Economia, dello Sviluppo digitale e dell’Educazione: iniziative nazionali, riprese e attuate anche a livello locale, nate per rimuovere ostacoli di natura sociale, economica e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi e l’accesso alle nuove tecnologie da parte dei minori.
Il consiglio generale della Fondazione Manodori, inoltre, ha concluso l’iter per recepire le disposizioni definite dal protocollo siglato tra Acri e Ministero dell’Economia per le 85 fondazioni italiane di origine bancaria, come appunto la Manodori: vengono introdotte norme relative al patrimonio per mitigare l’effetto della volatilità dei mercati, per la gestione del rischio e la protezione del patrimonio sul lungo periodo, mantenendo la diversificazione come principio strategico; sono previste inoltre regole più stringenti per l’utilizzo di derivati. È stato anche inserito un aggiornamento dei limiti agli investimenti per consentire una maggiore flessibilità e allungare i tempi di monitoraggio dei titoli.
Rispetto alla governance, il mandato del presidente e del consiglio generale scadrà nel 2029. Per garantire maggiore trasparenza e continuità nel raggiungimento degli obiettivi pluriennali, si allunga l’intervallo di tempo obbligatorio tra la fine di un mandato e l’assunzione di nuove cariche e viene estesa a sei anni la durata dei mandati di presidente e componenti del consiglio generale. Restano inalterati, invece, il limite di due mandati consecutivi per tutti gli organi, la durata di quattro anni del consiglio d’amministrazione e quella di tre anni del collegio dei revisori.






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