Dopo quasi venti mesi di trattative, Assofarm ha firmato l’ipotesi di rinnovo del contratto collettivo nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici delle farmacie comunali d’Italia, che sarà valido fino al 31 dicembre 2029.
A Reggio Emilia l’accordo riguarda i 250 dipendenti di Farmacie comunali riunite e le 31 farmacie comunali. Il nuovo Ccnl prevede oltre novemila euro lordi in più nel triennio per un farmacista di primo livello, fino a sfiorare i diecimila euro per chi svolge anche attività vaccinale.
Secondo l’intesa, che dovrà passare dal voto dei lavoratori interessati, per un farmacista di primo livello l’aumento dei minimi arriverà a 220 euro lordi mensili: 120 euro da ottobre, altri 40 euro da luglio 2027, altri 30 euro da luglio 2028 e gli ultimi 30 euro da luglio 2029. A questi si aggiungono 30 euro mensili di indennità professionale in quanto farmacisti iscritti all’Ordine e 20 euro per chi svolge attività vaccinale: significa 150 euro lordi in più al mese già dal prossimo ottobre e 250 euro a regime dal luglio del 2029, fino ad arrivare a 270 euro per i farmacisti vaccinatori.
Il part-time minimo passa da 12 a 16 ore settimanali; dal 2027 tutti avranno 104 ore annue tra riduzione d’orario e permessi retribuiti. Vengono inoltre rafforzate le misure per maternità e genitorialità e contro violenze e molestie e la copertura assicurativa per colpa grave. Per ogni domenica o giorno festivo lavorato si aggiunge poi una maggiorazione del 40%, che diventa del 60% una volta superate le prime 96 ore annue.
Per Simone Zannoni, segretario reggiano di Fisascat Cisl Emilia Centrale, “è un risultato enorme per chi lavora in Fcr”, ma non solo: “Mette con le spalle al muro anche le farmacie private: Federfarma ora non ha più alibi. Se si può riconoscere salario, professionalità e nuove responsabilità nelle comunali, si può e si deve fare anche nel privato. Basta rinvii”.
In provincia di Reggio le farmacie private sono 92, per un totale di circa 490 lavoratori e lavoratrici. Il loro contratto è fermo da oltre due anni: “Chiediamo a Federfarma di riaprire subito un confronto vero. Il settore cresce, la farmacia dei servizi è parte della rete di prossimità e il lavoro è sempre più qualificato. Non si può chiedere professionalità, responsabilità, turni e disponibilità e poi fermarsi quando arriva il momento di riconoscerli nel contratto. Le comunali hanno dimostrato che l’accordo si può fare. Adesso tocca alle private”, conclude Zannoni.






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