Durante la pandemia in Emilia-Romagna sono aumentati i casi di violenze sulle donne

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Giovedì 7 aprile in commissione parità della Regione Emilia-Romagna l’assessora regionale alle pari opportunità Barbara Lori ha presentato la relazione sulla “Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere”, che analizza il triennio 2018-2020: “Il percorso partecipato è stato lungo e ha toccato ambiti discriminatori del mondo femminile: dalla rappresentazione della donna nei media alla violenza di genere, dalle donne elette alla cooperazione internazionale, dalla condivisione della responsabilità di cura al benessere femminile”.

È imminente, ha annunciato l’assessora Lori, un nuovo piano di contrasto alla violenza con ulteriori misure: quello precedente “è stato rendicontato e ha visto progetti formativi, i dati dell’Osservatorio sulla violenza di genere, l’elenco regionale dei centri antiviolenza organizzati in una rete regionale, i fondi assegnati ai centri antiviolenza e alle case rifugio”. I bandi del Fondo per l’imprenditoria femminile, esauriti in due settimane, hanno portato a 76 domande sostenute finanziariamente dal fondo del microcredito e a 40 progetti più consistenti finanziati con il fondo Starter, per un totale di 116 imprese beneficiarie.

L’assessora Lori ha quindi presentato le linee del mandato 2020-2025: nuove risorse e strategie di partecipazione, presidio dei percorsi di uscita dalla violenza subita durante la fase della pandemia e aggiornamento degli strumenti operativi.

Dalla relazione sul triennio 2018-2020 sono emerse le strategie per favorire la partecipazione delle donne alla vita pubblica. Nel 2018, ad esempio, è andato a regime l’Osservatorio per il contrasto alla violenza di genere, risolvendo così la criticità precedente riguardante la raccolta dei dati sulle violenze di genere.

Durante la pandemia di nuovo coronavirus le violenze sono aumentate: nel 2020, ad esempio, ci sono stati 9.500 contatti con i centri antiviolenza, contro gli 8.100 del 2019. Nel triennio preso in esame è stato anche promosso l’impegno della Fondazione per le vittime di reato: sulle 94 istanze accolte sono stati erogati sostegni a 60 casi, per un totale di 373.000 euro.

La Rete antiviolenza dell’Emilia-Romagna, nel 2020, poteva contare su 22 centri, 44 case rifugio e 16 centri per uomini maltrattanti. Nel 2021 i centri antiviolenza sono rimasti invariati, ma sono aumentate le case rifugio (da 44 a 47); in 3 Asl, quelle di Ferrara, Piacenza e Reggio, sono nati dei centri “Liberiamoci dalla violenza” per uomini che maltrattano. In tre anni sono stati organizzati percorsi di formazione per assistenti sociali, operatori e operatrici di servizi sanitari e centri antiviolenza ma anche giornalisti, forze dell’ordine e altri soggetti. Altre iniziative hanno riguardato la formazione online sul linguaggio di genere per i dipendenti della pubblica amministrazione.

È migliorata inoltre la rappresentanza, con donne titolari di cariche politiche a tutti i livelli. In alcuni casi il Difensore civico è dovuto intervenire presso gli enti locali per far rispettare la legge, sia negli enti stessi che nelle società controllate.

La medicina di genere e la salute hanno visto attivo il coordinamento regionale (con la mappatura) e i laboratori regionali, che hanno realizzato programmi di screening della diagnosi precoce del tumore al seno, la vaccinazione contro il papilloma virus, la vaccinazione antinfluenzale delle donne in gravidanza, la vaccinazione contro la rosolia congenita; senza dimenticare l’assistenza alla nascita e al post-nascita, mentre è stata rafforzata la tutela del diritto alla buona nascita. Per quanto riguarda gli accessi al 118 di donne vittime di violenza, è stata migliorata la raccolta dei dati e la diagnosi.

Sul fronte dello sport, invece, “c’è molto da fare, perché la partecipazione delle donne è inferiore di 10 punti rispetto a quella degli uomini”, ha spiegato l’assessora Lori. I punti critici registrati hanno indirizzato la Regione alla necessità di maggior integrazione e coordinamento tra i vari settori: “Vanno raccordati i sistemi informativi e sulla sanità c’è la necessità di più informazione sui disturbi dell’alimentazione”.



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