Decessi durante la rivolta in carcere a Modena del marzo 2020, il gip dispone l’archiviazione

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Modena Andrea Romito ha disposto, con un atto di tre pagine, l’archiviazione del fascicolo sul caso dei detenuti morti durante la rivolta scoppiata l’8 marzo del 2020 nella casa circondariale modenese Sant’Anna, nata per protestare contro il pericolo di diffusione del nuovo coronavirus all’interno della struttura penitenziaria emiliana.

A chiedere l’archiviazione erano stati gli stessi pubblici ministeri Francesca Graziano e Lucia De Santis, dopo che le autopsie avevano indicato nell’overdose da metadone e psicofarmaci la causa di otto di quei nove decessi, sopraggiunti dopo che i detenuti durante la rivolta avevano saccheggiato la farmacia del carcere. Alla richiesta della procura si erano opposti l’associazione Antigone onlus, il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute e private della libertà personale e i parenti di una delle vittime, Chouchane Hafedh.

Per il decesso di quest’ultimo, di Methnani Bilel, Agrebi Slim, Bakili Ali, Ben Mesmia Lifti, Hadidi Ghazi, Iuzu Artur e Rouan Abdellah non ci saranno dunque ulteriori indagini: il fascicolo, che ipotizzava i possibili reati di omicidio colposo e morte o lesioni come conseguenza di altro delitto, sarà dunque archiviato.

Il gip, nel motivare il provvedimento, ha dichiarato inammissibili gli atti per l’opposizione presentati dall’associazione Antigone e dal garante, trattandosi “di soggetti privi della qualifica di persone offese in riferimento ai reati ipotizzati o pur solo astrattamente enucleabili”. Lo stesso giudice per le indagini preliminari ha poi sottolineato come la “causa unica ed esclusiva” del decesso dei nove carcerati (la nona vittima è Salvatore Piscitelli, morto dopo il suo trasferimento ad Ascoli, dove sono ancora in corso le indagini) sia stata l’assunzione di “estesi quantitativi di medicinali correttamente custoditi all’interno del locale a ciò preposto”.

Un profilo, quello della causa dei decessi, che per il gip Romito “è stato debitamente approfondito nel corso delle attività di consulenza e non investito di alcuna contestazione”. Ricordando la “sproporzione in termini numerici tra rivoltosi e guardie penitenziarie” e “il contesto sanitario nel quale gli accadimenti ebbero luogo”, il gip ha dunque rilevato che “alcuna responsabilità è ascrivibile in capo ai soggetti intervenuti nel complesso iter procedimentale che conduceva, il 9 marzo, alla definitiva cessazione dei tumulti”.

Di diverso avviso l’associazione Antigone: “Non è accettabile che una vicenda così grave, che ha visto la morte di otto detenuti, si chiuda con un provvedimento così motivato”, ha spiegato l’avvocata Simona Filippini: “Stiamo valutando quale sia l’azione più opportuna da prendere, ma sicuramente l’associazione andrà avanti affinché venga fatta chiarezza sulle ragioni della morte di tutte queste persone”.

Sorpreso e amareggiato dalla decisione del gip anche l’avvocato Luca Sebastiani, legale dei parenti di Hafedh: “Dalla lettura del provvedimento del giudice modenese si evince come siano stati ignorati una serie di elementi e criticità sollevati nell’atto di opposizione depositato, che avrebbero meritato più attenzione e la dovuta considerazione. Sono troppe le zone d’ombra che non sono state chiarite in questa triste vicenda, e questo non possiamo accettarlo. Pertanto siamo pronti a ricorrere nelle opportune sedi, confidando che prima o poi i familiari di queste giovani vittime avranno le risposte che meritano”.



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