Cultura. Più risorse per spettacoli regionali: 11,8mln annui nel triennio 2022-2024

teatro Valli Reggio premio Borciani 2021

Nel triennio 2022-2024 per il settore degli spettacoli la Regione stanzierà 11,8 milioni di euro annui.

Il dato è emerso dalla presentazione del “Programma regionale per lo spettacolo”, presentato oggi dall’assessore Mauro Felicori nel corso della Commissione Cultura presieduta da Francesca Marchetti. Il progetto della Giunta è ambizioso e viene dopo un periodo di forte aumento (+55,6% nel periodo 2014-2020) delle risorse stanziata dall’amministrazione di viale Aldo Moro per il settore degli spettacoli. Fra gli obiettivi del “Programma” quello di valorizzare l’identità regionale, differenziare l’offerta, innovare la produzione e riuscire a inserirsi nel sistema radio-televisivo.

“E’ un atto importante- ha esordito Felicori- scaturito anche dall’incontro con 60 realtà della regione, fugando le paure e dando fiducia”. L’assessore ha affermato che nel triennio “va potenziato il sistema dello spettacolo dal vivo. Poi, dobbiamo considerare le sfide e la prima di questa riguarda le risorse”.

Il titolare della Cultura ha detto che questo mondo è “diviso in due: quello dei beni culturali e i musei, che possono svilupparsi in modo illimitato se amministrati in modo manageriale. L’aspetto economico in campo culturale riguarda lo sviluppo del futuro, non delle entrate. Ma questo, l’altro punto, non vale per lo spettacolo dal vivo, che ha bisogno di una crescente spesa pubblica. Da solo non può espandere le entrate. La rivoluzione digitale, però, permette per la prima volta di non considerare lo spettacolo come un costo, ma come diffusione di cultura per aumentare le entrate. Mi considero un apostolo della rivoluzione digitale. Il teatro deve sapere che qui c’è un alleato nello sviluppo”.

Altro punto importante, ha rimarcato Felicori, “è la tendenza che la spesa culturale non sarà più solo con i soldi pubblici. Crescerà, invece, sempre più attraverso il crowdfunding o il finanziamento privato defiscalizzato. Infine, vanno qualificati gli strumenti, tra cui Ater (la fondazione del circuito dei teatri della regione). Va aumentata la capacità di esportare le nostre produzioni e migliorare le programmazioni di tutto il sistema teatrale regionale. Oggi la Regione aiuta i Comuni a gestire i loro teatri, ma questo strumento è usato da un numero limitato di amministrazioni”.

Dal programma emerge che il 2020 registra un calo dell’occupazione contro la crescita del 2019. In base ai numeri per il 2020, gli occupati nel settore dello spettacolo dal vivo sono passanti da 11.829 unità nel 2019 a 8.741 nel 2020 (-26,1%). Nonostante questo, l’Emilia-Romagna resta in posizione di vertice nelle classifiche: è al secondo posto dopo la Lombardia, per numero di spettacoli dal vivo in assoluto; terza su scala nazionale, seguendo i poli della Lombardia e del Lazio, per numero di spettatori e risulta seconda sia per numero di rappresentazioni in rapporto alla popolazione (15 ogni 10mila abitanti) sia per partecipazione del pubblico, con 22 spettatori ogni 100 abitanti.

La pandemia ha bloccato, da febbraio a giugno 2020, gli spettacoli dal vivo. La ripresa è stata graduale, dalla fine di ottobre alla primavera 2021, “fino a tornare al 100% per cinema e teatri nelle zone bianche a partire da ottobre”. Una situazione che ha fatto calare le rappresentazioni nel 2020 a -60,6% rispetto al 2019. Giù anche gli spettatori del 72% (la media nazionale è stata del 75,5%).

Anche la Regione si è impegnata modificando i bandi per agevolare l’accesso ai finanziamenti, stanziando per i ristori 1,3 milioni (oltre a 300mila euro per live-club e teatro per ragazzi) e fornendo supporto alla trasmissione di spettacoli in streaming.

Sui progetti sostenuti – si legge nella programmazione – nel triennio 2019-2021, sono stati investiti 11 milioni e 831.000 euro per ciascun anno del triennio, di cui 3 milioni e 172.000 euro nel teatro, 459.500 euro nella danza, 1 milione e 940.000 euro nella musica, 108.000 euro nel circo contemporaneo e nell’arte di strada, 1 milione e 535.500 euro nel settore multidisciplinare e 1 milione e 616.000 euro per le convenzioni di coordinamento promozione di settori specifici dello spettacolo, di cui 900 mila euro per i Teatri di Tradizione. A questi interventi va aggiunto il contributo di 3 milioni alla Fondazione Teatro Comunale di Bologna.

“Il dibattito su questo tema- ha commentato Marilena Pillati (Pd)- si è aperto in un contesto molto particolare. L’incertezza dovuta alla pandemia ci ha fatto apprezzare ancora di più l’importanza dello spettacolo dal vivo per le nostre comunità. Lo sviluppo e il potenziamento dello spettacolo dal vivo devono trovare nella rivoluzione digitale non un nemico ma un alleato. Le tecnologie ci possono mettere a disposizione un modo diverso per fruire degli spettacoli ma ci fanno cogliere ancora di più il valore di socializzazione del teatro. È sempre più importante fare rete integrando il sostegno di soggetti pubblici e privati”.

Per Federico Amico (Coraggiosa) “Dopo due anni di emergenza le attività dello spettacolo hanno subito, al pari della scuola, i contraccolpi maggiori. L’investimento economico legato alla legge 13, sullo spettacolo dal vivo, dà fiducia a chi lavora nel settore. È altresì necessario un potenziamento delle risorse attraverso altre fonti, anche nell’attuazione della transizione digitale. Il mondo della cultura impiega personale e professionalità e quindi si dovrà lavorare per usufruire ancora meglio dei bandi per accedere ai fondi Fesr. Inoltre, siamo davanti a un periodo importante di investimenti grazie al Pnrr e anche questa opportunità va colta”.

Stefania Bondavalli (Lista Bonaccini) ha sottolineato: “L’emergenza sanitaria ha avuto un forte impatto sul settore dello spettacolo. Nel 2020, rispetto al 2019, si è registrata una diminuzione di oltre il 60% delle rappresentazioni, corrispondenti a circa 9mila spettacoli in meno, con un calo di oltre l’80% di incassi al botteghino. È quindi molto positivo l’investimento di oltre 11 milioni di euro per ciascuno dei tre anni di attuazione del Piano regionale. Una garanzia che può dare fiducia al settore per ricominciare. Valorizzare la digitalizzazione è condivisibile così come la necessità di rafforzare la sinergia tra contribuzione pubblica e privata”.

Silvia Piccinini (Movimento 5 Stelle) ha posto l’attenzione sul settore della danza: “Viene ricondotta allo sport ma nei fatti non è così. Vorrei provare a ricordare gli impegni e auspici rispetto a questo settore, ovvero la necessità che dalla Regione parta una proposta di legge per definire, a livello nazionale, un quadro normativo chiaro. Così come siamo stati lungimiranti per quanto riguarda la musica, dovremo esserlo anche per la danza, alla luce delle difficoltà del momento. Va rivista anche la qualifica del maestro di danza, per consentire veri processi di formazione per chi opera nel settore”.

Francesca Maletti (Pd) ha ribadito che “siamo in un periodo di transizione ma abbiamo a disposizione anche nuove opportunità messe a disposizione durante la pandemia, sia per quanto riguarda il digitale sia per quanto riguarda le strategie per accedere a ulteriori fondi”.



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