Cia: “L’agricoltura reggiana ha resistito ai colpi del Covid, ma ora ha bisogno di sostegno”

agricoltura vitigni

L’agricoltura reggiana nel 2020 “ha resistito ai violenti colpi inferti dall’emergenza Covid-19, ma ora ha bisogno del sostegno economico delle istituzioni e del supporto dei cittadini attraverso l’acquisto di prodotti locali, italiani”: parole di Antenore Cervi, presidente della Cia di Reggio, che ha tracciato il bilancio del settore in un anno molto difficile per tutti i comparti economici.

Il 2020, infatti, ha fatto registrare da una parte risultati positivi per quanto riguarda la vendemmia, dall’altra montagne russe per un prodotto di punta come il Parmigiano Reggiano; decisamente male, invece, il settore suinicolo, con tantissime aziende in ginocchio. La pandemia di nuovo coronavirus ha sortito certamente effetti negativi, ma ha anche dato impulso a nuove modalità di rapporto tra produttori e consumatori: ha spinto a potenziare l’interazione senza filtri – tra mercatini, online e vendita diretta – “che è stata una salvezza per tante imprese agricole e lo sarà sempre di più anche in una prospettiva di medio-lungo termine”.

Sul fronte del Parmigiano Reggiano, le quotazioni hanno subito forti scossoni: “Già nell’autunno scorso – ha ricordato Cervi – avevamo assistito a un preoccupante calo, un fenomeno che ha addirittura toccato -30% nei primi mesi del 2020”. Ma il Covid in questo caso non ne è stata la causa; anzi, il “re dei formaggi” è stato tra i prodotti che hanno retto meglio negli acquisti, “perché garanzia di sicurezza e qualità”.


Le vendite hanno fatto segnare un +6% in Italia e sono andate molto bene anche all’estero. Il prodotto ha risentito poco anche delle chiusure di bar e ristoranti, “forse perché chi lo indicava come ingrediente nei piatti in realtà poi metteva altro, e su questo tema invitiamo il Consorzio a intervenire”. I risultati positivi sono arrivati anche a fronte di un aumento della produzione (+5%), che ha portato a raggiungere la soglia di 3 milioni e 930mila forme. Nell’ultimo scorcio dell’anno le quotazioni si sono riprese anche grazie alle iniziative messe in campo dal Consorzio, tornando sopra i 10 euro: “Preoccupano però questi repentini sbalzi che rischiano di favorire le speculazioni e penalizzare gli agricoltori”, ha concluso Cervi.

Annus horribilis, invece, per la suinicoltura. Dopo un fine anno 2019 promettente, infatti, le quotazioni delle carni sono crollate (-20% solo nell’ultimo mese e mezzo) arrivando a essere ampiamente sotto i costi di produzione. In continuo calo anche la produzione. Pesanti diminuzioni hanno riguardato la vendita del prosciutto Dop, che ha risentito negativamente dell’effetto Covid sui consumi dei prodotti essenzialmente da banco. “Le 300 aziende suinicole reggiane sono in gravi difficoltà, alcune ormai in ginocchio”, ha sottolineato Cervi.

Passando poi al settore vitivinicolo, la storia si fa ancora diversa: “La vendemmia è andata molto bene – ha spiegato il presidente Cervi – e la qualità è una delle più elevate nell’ultimo decennio”. Positiva anche la quantità della produzione, leggermente superiore (+1,5%) rispetto a quella del 2019, così come sono rosee le prospettive per l’andamento commerciale: per quanto riguarda la grande distribuzione, il Lambrusco è in testa alle vendite di vino in Italia. Penalizzati invece alcuni vini destinati in prevalenza al canale horeca (settore dell’industria alberghiera e della ristorazione), “che hanno pagato duramente il prezzo delle chiusure e delle limitazioni”. Per le uve 2019, invece, “sono positivi anche i bilanci delle cantine: sono sopra la media”.

Per quanto riguarda il settore cerealicolo, i cereali “subiscono fortemente le dinamiche delle commodities. Osserviamo con preoccupazione il contenimento delle aree dedicate alla loro produzione, soprattutto per quello che riguarda il mais. Va meglio il frumento tenero. Nei primi mesi della pandemia – ha ricordato Cervi – abbiamo assistito a pesanti speculazioni, ma ora i prezzi sembrano essere in ripresa. Per avere una prospettiva sostenibile siamo convinti si debba tutelare sempre più il prodotto nazionale e la sua qualità”.


Note positive, infine, per le imprese agricole che producono ortaggi e frutta: “Hanno puntato fortemente su vendita diretta, online e mercatini per superare i problemi logistici derivanti dall’emergenza Covid, e i risultati sono stati molto positivi. I consumatori gradiscono anche le implicazioni di sostenibilità ambientale, e il livello di fidelizzazione è elevato. Siamo certi che questi canali diretti di vendita verranno ulteriormente potenziati quando terminerà la fase di emergenza sanitaria”.



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