Caso Tunnel-P38, Italia Viva si schiera: “A Reggio è urgente una revisione storica e culturale sulle Brigate Rosse”

P38 circolo Arci Tunnel Reggio bandiera Brigate Rosse

Sono passate quasi due settimane ma non accennano ad attenuarsi le polemiche su quanto accaduto lo scorso primo maggio al circolo Arci Tunnel di Reggio. La vicenda, che ha raggiunto negli ultimi giorni una ribalta anche nazionale, è ormai nota: il circolo reggiano, nell’ambito della Festa dell’Unità Comunista organizzata nella giornata in cui si celebra la festa dei lavoratori, ha ospitato una data del tour nazionale di P38 La Gang, gruppo musicale trap che si è presentato sul palco con alle spalle una bandiera delle Brigate Rosse (assieme a quelle della Corea del Nord e dell’Unione Sovietica) cantando brani contenenti nei testi espliciti riferimenti al gruppo terroristico italiano e all’assassinio dello statista Aldo Moro.

Sull’argomento sono intervenute nuovamente anche Maura Manghi e Vania Toni, rappresentanti reggiane di Italia Viva: “Per chi ha veramente vissuto gli anni di piombo, per chi ha visto negli anni ’70 la sequela quotidiana di gambizzazioni, uccisioni a sangue freddo, rapine a mano armata che hanno caratterizzato la storia delle Brigate Rosse, per chi ha frequentato l’università quando sparavano davvero davanti alle facoltà, ecco, per tutti noi la vicenda della band P38 è inqualificabile. Dovrebbe essere indecente anche per chi quegli anni sporcati dalle bombe, dai proiettili e da troppo sangue non li ha vissuti direttamente”.

Italia Viva Reggio Emilia, hanno ricordato Manghi e Toni, “si è già espressa in merito ai fatti del primo maggio, dove nulla era cultura e musica ma banalizzazione del male, irrisione delle vittime, dimostrazione di ignoranza o malafede asservita al dogma marxista-leninista che tanto sa di dittatura”.

Nell’attacco del partito renziano non mancano certo nomi e cognomi: “Oggi, dopo le ignobili prese di posizione del presidente del circolo Arci Tunnel e del Carc (il suo partito), dopo l’imbarazzante brodo riscaldato del sindaco Vecchi uscito sull’Ansa il 4 maggio (ben tre giorni dopo il concerto e dopo il coro di polemiche sollevate da tutta Italia, da diversi esponenti politici e da familiari di vittime delle Br), dopo che la maggioranza in consiglio comunale a Reggio ha bocciato l’ordine del giorno urgente presentato dalla Lega perché il Pd non avrebbe fatto in tempo a presentare un proprio documento e, di fatto, correndo il rischio di lasciare in un “limbo di silenzio” la vicenda invece di affrontarla all’interno di un dibattito consiliare, dopo il mancato tempismo (chiamiamolo così) del segretario provinciale del Pd reggiano Massimo Gazza (la sua nota è uscita il 5 maggio) che invitava il circolo Arci Tunnel a ospitare una riflessione pubblica sul fenomeno brigatista e sugli anni del terrorismo, sia sul piano locale che nazionale; oggi, dicevamo, dopo tutto questo abbiamo deciso di continuare a esporre quello che pensiamo riguardo al noto e triste fatto, ma soprattutto riguardo a quello che da troppo tempo manca a Reggio, in particolare a chi amministra la città e non ha il coraggio o la voglia di ammettere e fare: una seria revisione storica. Perché, ricordiamolo, le Brigate Rosse sono nate nella nostra provincia”.

“Viviamo in un territorio che si è fatto scivolare addosso anche il “chi sa, parli” sui crimini commessi da alcuni partigiani nel dopoguerra, che non ha mai fatto i conti con quelli che venivano fraternamente definiti i “compagni che sbagliano”, che oggi ancora ammanta di un pacifismo peloso e di facciata l’antiamericanismo viscerale e lo scetticismo verso una democrazia che non ha niente a che fare con il vento dell’est”.

“Il cordone ombelicale con la storia violenta e illiberale è difficile da tagliare?”, si chiedono Manghi e Toni: “Non importa. Va fatto e con urgenza, e non si può delegare a un circolo che ha ospitato e difeso quello che è successo il primo maggio, come chiesto dal segretario del Pd provinciale. Forse è meglio riscrivere la storia “dimenticando” queste spiacevoli deviazioni? Siamo sempre stati buoni e democratici, non abbiamo nulla di cui rammaricarci, non abbiamo mancato in nulla? Noi non crediamo che sia così”.



Ci sono 2 commenti

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  1. ROLANDO

    UN TEMPO DICEVANO: I COMPAGNI CHE SBAGLIANO.
    NON ESISTENDO PIU’ I COMPAGNI, NON hanno il coraggio di DIRE SEMPLICEMENTE CHE SBAGLIANO.
    in do vriv ander?
    I SINISTRI/DESTRI ( DIPENDE DA DOVE LI GUARDI), SEGUACI DI CHI? COSA VOGLIONO ? CHI LI MANTIENE?
    in do volen ander?
    BEATO ROLANDO RIVI INTERCEDI PER NOI


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