Cascina Spiotta, il 7 luglio la sentenza per i brigatisti Curcio, Moretti e Azzolini

Lauro Azzolini – NF

È attesa per il prossimo 7 luglio la sentenza del processo per i cosiddetti “fatti di Cascina Spiotta”, uno degli episodi di sangue più noti degli Anni di piombo italiani. Sul banco degli imputati ci sono gli storici capi delle Brigate Rosse Renato Curcio e Mario Moretti e l’ex brigatista reggiano Lauro Azzolini: il pubblico ministero della Procura di Alessandria ha chiesto per i primi due la condanna all’ergastolo, per il terzo invece 21 anni di reclusione.

Sono accusati di concorso morale nell’omicidio dell’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso: il militare rimase ferito il 5 giugno del 1975 in uno scontro a fuoco tra i carabinieri e alcuni brigatisti che tenevano prigioniero nella Cascina Spiotta d’Arzello – vicino ad Acqui Terme, in provincia di Alessandria, in Piemonte – l’industriale Vittorio Vallarino Gancia, rapito il giorno prima dalle Br per chiedere un riscatto (con il quale poi finanziare la lotta armata).

D’Alfonso morì poi in ospedale qualche giorno dopo. Nello scontro a fuoco innescato dal blitz dei carabinieri perse la vita anche la brigatista Mara Cagol, moglie di Curcio.

A 51 anni di distanza, le difese puntano sulla prescrizione del reato contestato e contano su un precedente risalente al 2024: un giudice del Tribunale di Torino dichiarò il non luogo a procedere nei confronti di un altro ex brigatista, Pierluigi Zuffada, perché il reato che gli veniva contestato nella forma del cosiddetto “concorso anomalo” era appunto soggetto a prescrizione, nel frattempo intervenuta.



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