Nel carcere di Reggio due aggressioni in poche ore contro la polizia penitenziaria

carcere_reggio

Nei giorni scorsi si sono verificate due gravi aggressioni nel giro di poche ore, entrambe ai danni di agenti della Polizia penitenziaria, nel reparto Antares del carcere di Reggio Emilia, che ospita una trentina di detenuti.

“È l’ennesimo segnale di una situazione ormai insostenibile”, denunciano Cisl Emilia Centrale e Fns Cisl, esprimendo solidarietà alle vittime e chiedendo interventi immediati all’amministrazione penitenziaria.

“Gli agenti non possono continuare a entrare in servizio mettendo a rischio la propria incolumità”, spiega Ivano Maltoni, segretario regionale di Fns Cisl: “La sicurezza di chi opera nel carcere non può più essere affidata esclusivamente alla professionalità, al coraggio e al sangue freddo del personale”.

Non è la prima volta, del resto, che nel carcere reggiano si verificano aggressioni e gravi episodi di violenza ai danni del personale. Le criticità nella gestione dei detenuti ad alta pericolosità, sottolinea il sindacato, “erano già state segnalate nelle scorse settimane, insieme all’inadeguatezza strutturale e organizzativa di un reparto nel quale vengono collocati soggetti violenti, appartenenti anche a gruppi con elevato rischio di conflittualità interpersonale, determinato dall’appartenenza a differenti circuiti detentivi, matrici culturali o tipologie di reato”. Ma le denunce, lamenta la Cisl, finora sono rimaste “senza risposte sufficienti e oggi trovano una nuova, drammatica conferma”.

Quanto accaduto nella struttura penitenziaria di via Settembrini “non è un fatto imprevedibile, ma la conseguenza di problemi conosciuti e denunciati da tempo”, secondo Maltoni: “La professionalità e lo spirito di sacrificio degli agenti non possono continuare a sostituire gli interventi che spettano all’amministrazione. Servono decisioni immediate, prima che si verifichino conseguenze ancora più gravi”.

Cisl Emilia Centrale e Fns Cisl chiedono il rafforzamento degli organici, una revisione profonda dell’organizzazione del reparto e il trasferimento dei detenuti ad altissima pericolosità in strutture adeguate alla loro gestione.

Ma non solo: per il sindacato “occorre superare le rigidità burocratiche che impediscono al Gruppo di intervento regionale, presente proprio nell’istituto reggiano e formato per affrontare eventi critici, di intervenire tempestivamente a supporto del personale locale. È paradossale disporre di professionalità specializzate e non poterle utilizzare nel momento in cui risultano indispensabili”.



Non ci sono commenti

Partecipa anche tu