A meno di due settimane dalle elezioni politiche del 25 settembre scorso, che riporteranno la Lega al governo dopo la larga vittoria della coalizione di centrodestra, si è aperto un caso a Bologna: il nuovo segretario cittadino del Carroccio Cristiano Di Martino, infatti, è finito nella bufera per un tatuaggio sull’avambraccio destro che rappresenta il simbolo di Terza posizione, un movimento neofascista eversivo fondato nel 1978 da Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi e attivo in Italia fino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso.
Il tatuaggio è formato dalla runa “dente di lupo”, già utilizzata dalle SS tedesche durante il nazismo, alla quale è sovrapposta una mano serrata a pugno che stringe un martello. “Mi sono tatuato quando aveva 16 anni”, ha provato a giustificarsi Di Martino, aggiungendo che “in gioventù si fanno cose che magari nel corso degli anni si potevano fare in maniera diversa, ma non ho mai avuto nulla a che spartire con certi mondi”.
Una spiegazione debole e ritenuta insufficiente da gran parte del mondo politico bolognese, che infatti è insorto per condannare l’esponente leghista: dal sindaco di Bologna Matteo Lepore (“Credo che Salvini debba fare un po’ di pulizia nel suo partito perché di fascisti finti tonti ne abbiamo già troppi”) alla segretaria bolognese del Pd Federica Mazzoni (“Neanche il coraggio di chiedere scusa, d’altro canto se fosse pentito non porterebbe ancora quel tatuaggio”), dall’Anpi felsinea (che ha chiesto le dimissioni di Di Martino) a Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, che ha chiesto a Di Martino di cancellare il tatuaggio: “Speriamo che non sia un segno dei tempi in cui si sdogana tutto e di più. Chi ha una militanza politica dovrebbe sapere cos’è Terza Posizione e quali sono i suoi simboli. Non è un bel gesto”.






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