Pop e malinconico, con personaggi vestiti da clown, con le scarpe sproporzionatamente lunghe che intralciano i loro passi, in una scenografia rosa confetto: è “Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams, in scena venerdì 4 e sabato 5 marzo (alle 20.30) e domenica 6 marzo (alle 15.30) al teatro Ariosto di Reggio per la regia e l’adattamento drammaturgico di Leonardo Lidi, vincitore della sezione College che la Biennale Teatro di Venezia dedica ai giovani registi under 30.
Opera teatrale del celeberrimo drammaturgo e sceneggiatore statunitense, la storia – dalla chiara impronta autobiografica – racconta le vicende della famiglia Wingfield, composta dalla madre Amanda e dai suoi due figli: Tom e Laura, ragazza timida e claudicante. Abbandonata dal marito, Amanda deve affrontare le difficoltà, i timori e le ansie che le derivano dal desiderio di assicurare un futuro sereno ai suoi figli. Una storia che è entrata a far parte della memoria collettiva anche grazie a numerose versioni cinematografiche: una tra tutte, quella che Paul Newman diresse nel 1987 con protagonisti Joanne Woodward e John Malkovich.
Lidi, che sembra aver affrontato un divertito viaggio personale attraverso le famiglie del teatro, scrive nelle sue note di regia: “Come si muove la famiglia nel tempo? Come si sposta il teatro tra i secoli? Il dramma borghese necessita di limiti dettati (anche) dall’amore e analizzare di volta in volta lo spessore delle pareti che ci circondano resta il mio interesse prioritario in questa esperienza registica. Tom/Tennessee, come suo padre, apprende l’arte del fuggire, ma rimane comunque ingabbiato in un album di fotografie, vive costantemente in un limbo tra i tempi e l’unica cosa che può fare per tentare di progredire e di raggiungere un nuovo luogo è raccontare al pubblico un pezzo della propria storia. Ma dove andiamo, quando camminiamo nel buio del futuro?”.







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