Salvaguardare varietà di frutta a rischio estinzione, come le pesche ‘Bella di Cesena’ o ‘Rosa del West’ legate al territorio romagnolo, recuperare cereali antichi o adatti a coltivazioni in zone montane, come particolari tipi di mais, o l’olivicoltura che, nelle zone di Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, veniva praticata sin dai tempi dell’antica Roma. Senza dimenticare il vino: la ricerca ha permesso di realizzare una ‘biblioteca’ di vitigni perduti, ora nuovamente coltivabili, che conta 168 varietà, un vero ‘database’ della biodiversità vinicola dell’Emilia-Romagna.
In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, in calendario venerdì, il Centro Ricerche Produzioni Vegetali di Cesena, realtà specializzata nello studio in ambito agroalimentare, ha fatto illustrato cinque progetti di ricerca, portati avanti in collaborazione con aziende locali o università, “che puntano a recuperare prodotti antichi – spiega Alvaro Crociani, direttore del CRPV – sviluppare nuove varietà e promuovere i diversi territori recuperando frutta, oli, cereali e vini della tradizione. È un patrimonio immenso di conoscenza e di opportunità che anche grazie ai nostri progetti e all’impegno di molte realtà può essere tutelato, difeso e valorizzato”.
Pesche, ma anche cereali, viti e olive: con il progetto ‘Bios’ sono state individuate piante di olivo plurisecolari dalle quali sono state riprodotte circa 8mila piantine che sono state distribuite ad aziende agricole e agriturismi del territorio regionale per riavviare piccole produzioni di alto valore storico.
“La ricerca sulla biodiversità – conclude Crociani – ci vede quotidianamente impegnati a fianco della Regione e di importanti realtà nazionali e, negli anni, ha dato vita a risultati rilevanti sul piano tecnico-scientifico, oltre a permettere la valorizzazione di tante realtà locali e la riscoperta, da parte del consumatore, di sapori e profumi dimenticati ed emozionanti. La sfida continua, con l’obiettivo di consegnare alle generazioni future un mondo dove la ricchezza rappresentata dalla biodiversità – conclude – non sia solo un ricordo ma una fonte di opportunità e riavvicinamento con tradizioni e radici antiche e preziose”.






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