Mercoledì 27 ottobre l’aula magna di Santa Lucia ha fatto da cornice alla cerimonia di fine mandato del rettore dell’Università di Bologna Francesco Ubertini, che ha salutato l’intera comunità accademica (studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo) illustrando le attività e i progetti portati avanti nel corso del suo mandato, iniziato nel 2015.
“Non possiamo arroccarci dentro le mura degli atenei, dobbiamo renderci attori del cambiamento”, ha detto Ubertini: “Per questo dobbiamo continuare a spingerci sempre più verso l’Europa, l’Europa delle grandi vie del sapere che oggi porta il nobile nome di Erasmus”. Il rettore uscente ha parlato avendo alle spalle, appoggiata su una sedia, una sagoma di cartone raffigurante Patrick George Zaki, lo studente egiziano dell’ateneo bolognese detenuto da oltre un anno e mezzo in Egitto, e di cui tante volte in questi mesi Ubertini ha chiesto la liberazione.
Al centro del discorso di Ubertini, che passerà il testimone al nuovo rettore Giovanni Molari, le parole “condivisione”, “sostenibilità”, “Europa” e “apertura”: quest’ultima, in particolare, declinata come “capacità di rendere l’istituzione un luogo di accoglienza per tutti, dove è possibile tenere in vita lo spirito profondo di comunità vera, cioé capace di confrontarsi con ciò che si trova al di fuori della sua identità istituzionale”.
Simbolo di questo processo sono i portici di Bologna, da poco riconosciuti patrimonio dell’Unesco: “Non dimentichiamo che proprio i portici sono nati anche per consentire a un numero maggiore di studenti di abitare in città, fin dai primi decenni di fondazione dell’Alma Mater”, ha ricordato Ubertini, citando anche le figure più rilevanti che in questi anni sono state ospitate dall’ateneo felsineo: Sergio Mattarella, Mario Draghi, papa Francesco, Roberto Saviano, Renzo Piano.
“Non posso dimenticare – ha concluso – che qui, sei anni fa, ho iniziato a pochi giorni dalla scomparsa di Umberto Eco e che per quasi sei anni abbiamo lavorato al progetto della biblioteca di Eco, che arriverà da noi, insieme al suo archivio, e costituirà uno dei grandi poli di studio del nostro ateneo”.






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