Fino al 2 dicembre in Emilia-Romagna sarà sciopero in Poste Italiane per quanto riguarda ogni prestazione straordinaria e aggiuntiva, compresa la flessibilità operativa del personale addetto al recapito.
“Quello che abbiamo deciso di mettere in campo è un conflitto necessario”, ha sottolineato il coordinatore di Slc-Cgil dell’Emilia- Romagna Giuseppe Ledda: “Siamo convinti che, seppur in una condizione difficile per il Paese, non possiamo abdicare al nostro ruolo. E nel rispetto di tutte le regole sulla sicurezza, porteremo avanti una vertenza che da troppo tempo attende risposte e che auspichiamo diventi presto unitaria”. “I problemi sono tanti e si deve fare molto di più dopo una gestione della prima ondata dei contagi da parte dell’azienda non di certo ineccepibile”, ha aggiunto il coordinatore regionale di Slc-Cgil Poste Francesco Miceli.
Secondo la sigla sindacale la carenza di personale, “che nei diversi ambiti aziendali sta assumendo dimensioni preoccupanti”, e l’emergenza sanitaria Covid-19 starebbero provocando forti ripercussioni sulle condizioni dei lavoratori, in particolare dopo che è stata registrata una costante crescita dei casi anche in azienda.
“La salvaguardia della sicurezza e della salute delle persone diventa per noi un obiettivo primario. Inoltre il numero di addetti è insufficiente per una clientela sempre più esposta a disservizi, con molti uffici ancora chiusi e lunghe code di fronte a quelli aperti”, spiegano dal sindacato.
Di conseguenza, anche il clima interno all’azienda si sta facendo sempre più ostile: Slc-Cgil ha denunciato indicazioni operative sulle ferie disattese, revoca dei part-time, aspettative e permessi speciali non riconosciuti, tutte situazioni che “alimentano lo sconforto tra il personale”. A peggiorare la situazione anche “pressioni commerciali sempre più aggressive e non rispettose del codice etico su consulenti e sportellisti, a cui si sommano distacchi continui del personale”; non ultimo, infine, la qualità delle relazioni industriali e gli incontri sindacali, “che in molti casi non hanno dato le risposte per risolvere queste criticità, così come successo durante l’incontro regionale (riferito all’accordo nazionale sulle politiche attive) in cui non è stato possibile verificare i numeri che riguardano la nostra regione”.
Per Ledda, dunque, “si tratta di una mobilitazione inevitabile. Poste non sfugga dai problemi che stiamo denunciando e valorizzi i tavoli regionali, perché la situazione in termini di organici e carichi di lavoro è ormai insostenibile”.







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