“Non ho mai incontrato la giudice Beretti, né ho mai detto a don Artoni di minacciarla. Se lo ha fatto, è stato solo per sua iniziativa personale. Non sono il mandante di nessuno”.
L’avvocato Nino Giordano Ruffini, che non è parente del suo assistito, ha spiegato come il commerciante abbia risposto su ogni tema e domanda formulata dagli inquirenti. Aldo Ruffini, in cella da lunedì scorso, ha detto di non avere mai incontrato la Beretti di persona, così come il pm Salvi e di conseguenza di non avere rivolto loro alcuna minaccia”.
Tesi che però stride con l’ordinanza del giudice di Ancona e che vedrebbero il commerciante inchiodato dopo alcune intercettazioni, come queste: “Vuoi fare la prepotente perché ha il potere in mano… Bene, usa il potere quando sarai là in ginocchio che pregherai che ti lasci andare”. Oppure: “Io ero disposto ad andarli a uccidere subito… Io avevo ià preparato 500mila euro per farli uccidere tutti e tre”. Minaccia rivolta al giudice Beretti e ai pm Salvi e Stignani. E ancora: “Pieno di tritolo, salta per aria il palazzo. Loro con me hanno il castigo legato al collo. Sono condannati, sono condannati alla sedia elettrica da Hitler. Hitler ne ha uccisi pochi, ma io li ammazzo, loro”.
Ma il punto vero della questione è il reale rapporto che intercorre tra il commerciante accusato di evasione e il sacerdote don Ercole Artoni. Dice a questo proposito Ruffini: “Il sacerdote lo conosce come amico di famiglia. In particolare dei Ferretti”. E in virtù di questa amicizia, don Ercole avrebbe “agito di sua iniziativa. Non gli ho mai detto di andare dalla Beretti e tanto meno di minacciarla. Inoltre non ho alcuna conoscenza o contatto con gli imputati di Aemilia. E col parroco non ho nessun rapporto di natura economica”.






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