Suicidio assistito, Tarquini: “Puntare sulle cure palliative, Reggio sia da esempio”

Giovanni Tarquini Reggio Civica Reggio Emilia – FBGT

L’impugnazione davanti alla Corte costituzionale, da parte del governo Meloni, della legge dell’Emilia-Romagna sul suicidio medicalmente assistito “mette finalmente in primo piano la nostra città, che ormai da diversi anni rappresenta, con la sua rete locale, un modello di eccellenza su scala nazionale per la qualità delle cure palliative e l’effettiva presa in carico del paziente e dei suoi familiari”, commentano il consigliere comunale e capogruppo della lista civica Per Reggio Emilia Giovanni Tarquini, l’avvocato Matteo Marchesini e il medico palliativista Mattia Soliani dell’associazione Reggio Civica.

Le motivazioni che hanno indotto il governo a denunciare di incostituzionalità il testo di legge approvato dall’assemblea legislativa regionale lo scorso luglio si sviluppano sostanzialmente su due argomenti: “Il primo riguarda il fatto che si tratta di materia di competenza statale e non regionale, poiché incide su aspetti applicativi di una norma penale, cioè quella che punisce la condotta di chi agevola l’altrui proposito di suicidio e in sostanza lo aiuta a morire. E il diritto penale è solo di competenza dello Stato e non delle Regioni”.

Il secondo, invece, “consiste nella mancata previsione di un aiuto concreto al paziente in termini di effettiva messa a disposizione di un percorso di cure palliative o di sedazione profonda, così come invece già ribadito e imposto più volte dalla Corte costituzionale. Sul punto la legge approvata dalla Regione Emilia-Romagna prevede, infatti, solo che il paziente sia stato correttamente informato di questa opportunità, senza dire nulla di più: non indica alcuna concreta attività, quale il colloquio con un medico palliativista o la proposta di un percorso di cure palliative personalizzato sul paziente”.

Ed è proprio qui, secondo Tarquini, Marchesini e Soliani, che Reggio “può assumere un ruolo importante anche per il giudizio che dovrà emettere di nuovo la Corte, poiché questo è esattamente ciò che nel nostro territorio viene fatto con grande attenzione, sensibilità e professionalità, unite a una rodata organizzazione, una rete locale di cure palliative che viene presa a modello in tutto il Paese. Noi reggiani dobbiamo essere orgogliosi di questa straordinaria presenza di medici ed esperti palliativisti nella nostra città. Qui abbiamo quel sistema che è in grado di offrire al paziente un’alternativa concreta rispetto al desiderio di interrompere la propria vita. Desiderio che sorge in modo umano e istintivo nel momento in cui si versa in condizioni di malattia terminale, con tutto quello che ben sappiamo ne può derivare sia sulla persona malata che sui familiari”.

La Corte costituzionale, ricordano i tre, “ha avuto modo di dire più volte che la scelta del suicidio medicalmente assistito deve essere l’ultima ratio, cioè l’ultima spiaggia. Deve cioè intervenire solo nel momento in cui ogni altra possibilità viene lucidamente esclusa dal paziente o chi per lui. Questo significa che, prima di raccogliere la decisione del malato di porre fine alla propria vita, occorre sempre prospettargli una chance, di vita e non di morte. Cosa che qui a Reggio, nella nostra piccola ma grande città, già avviene da anni. Ciò che manca è soltanto una normativa ben scritta, ma la realtà è già quella più virtuosa. Il nostro modello afferma nei fatti quel principio costituzionale di tutela della salute che deve guidare ogni legislatore e ogni suo prodotto normativo, regionale o nazionale che sia”.

“Attendiamo allora con fiducia”, concludono Tarquini, Marchesini e Soliani, “il nuovo pronunciamento della Corte, che tra l’altro aveva già anche caldeggiato un più forte impegno di investimenti sulle cure palliative, come di fatto è avvenuto con l’aumento da 40 a 140 milioni distribuiti tra tutte le Regioni e in buona parte, per i limiti delle leggi regionali, rimasti inutilizzati. In definitiva, la questione del fine vita in Italia si trova in un complesso ‘limbo’ normativo e istituzionale, segnato da un forte scontro tra lo Stato e le Regioni e da un vuoto legislativo del Parlamento. Vedremo se la Corte costituzionale avrà il coraggio (giuridico e politico) di andare oltre. Reggio Emilia in concreto lo sta già facendo”.



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