È stata una due giorni di rilievo internazionale, quella del 3 e 4 settembre scorsi, con specialisti che sono arrivati a Reggio Emilia da tutta Europa per lo special course Esaso (European School for Advanced Studies in Ohthalmology) “Uveitis: Interdisciplinary Approach”. Il corso, coordinato scientificamente da Luca Cimino, con Mario Romano come scientific director Esaso, ha riunito infatti 50 partecipanti, molti dei quali provenienti da diversi Paesi dell’Unione Europea, confermando l’interesse internazionale verso il modello di gestione interdisciplinare delle uveiti sviluppato a Reggio.
Il messaggio centrale emerso da queste due giornate è stato chiaro: nelle uveiti e nelle patologie immunologiche oculari la collaborazione strutturata tra diverse specialità rappresenta oggi una delle strategie più efficaci per arrivare più rapidamente a una diagnosi corretta, scegliere il trattamento più appropriato e garantire una presa in carico realmente centrata sul paziente.
È proprio su questo principio che a Reggio è stato costruito il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale delle uveiti, nel quale l’immunologo oculare opera in stretta connessione con oculisti, reumatologi, infettivologi, pediatri, neurologi, specialisti di laboratorio e altre figure professionali.
Un modello reso possibile e ulteriormente rafforzato dalla Rete delle malattie immunomediate di Reggio, che costituisce un importante punto di incontro tra assistenza clinica, ricerca, formazione e condivisione delle competenze. Non una semplice successione di consulenze, ma un metodo stabile di lavoro nel quale il paziente viene valutato attraverso competenze complementari e decisioni condivise. È proprio questa cultura interdisciplinare, maturata nel tempo all’interno della sanità reggiana, a rappresentare uno dei suoi principali punti di forza.
Ad aprire il corso è stato Alessandro Zerbini, coordinatore della Rete delle malattie immunomediate. Il programma ha dato spazio alle diverse prospettive specialistiche: Luca Cimino ha affrontato il ruolo dell’immunologo oculare nel riconoscimento dei pattern clinici; Chiara Marvisi, Filippo Crescentini, Giorgia Citriniti e Francesco Muratore hanno portato la prospettiva reumatologica; Luca De Simone quella oftalmologica nelle uveiti non infettive.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla terapia locale, all’uveite pediatrica, alla diagnostica avanzata e alla ricerca traslazionale, con la partecipazione di Elena Bolletta, Michele Fastiggi, Luca Barchi, Alessandro De Fanti, Raffaella Aldigeri, Pietro Gentile, Stefania Croci, Lucia Belloni, Alberto Neri ed Emanuele Ragusa, che hanno inoltre contribuito alle discussioni multidisciplinari e alla presentazione di casi clinici, elemento fondamentale per trasformare le conoscenze teoriche in decisioni applicabili alla pratica quotidiana.
La seconda giornata del corso ha ulteriormente ampliato il confronto tra discipline. Giuliana Zoboli ha illustrato il ruolo dell’infettivologo nelle uveiti infettive, mentre Sara Montepietra ha approfondito il contributo del neurologo nei pazienti con uveite intermedia. Fabrizio Gozzi ha affrontato il tema del linfoma vitreoretinico e delle condizioni “masquerade”, mentre Michele De Maria ha discusso il ruolo della vitrectomia diagnostica. Al panel hanno partecipato anche Marco Vecchi e Matteo Belpoliti.
La conclusione scientifica, affidata a Francesco Testa, ha richiamato l’attenzione sulle distrofie retiniche e sulla loro fondamentale diagnosi differenziale rispetto alle patologie infiammatorie oculari.






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