Novellara, giovane donna pakistana maltrattata e picchiata dal marito e dai suoi parenti

stazione carabinieri Correggio – CC

Era arrivata in Italia un anno fa, nell’agosto del 2025, e da allora è stata costretta per mesi a subire maltrattamenti di ogni tipo dal marito e dalla famiglia di lui: privazioni economiche, violenze psicologiche, minacce di morte, aggressioni fisiche (schiaffi, pugni, calci con l’uso di scarpe antinfortunistiche rinforzate, frustate con la cintura) e tentate violenze sessuali in quella che si configurava di fatto come una vera e propria segregazione domestica, imposta alla vittima per impedirle di integrarsi e di imparare l’italiano.

È questo l’incubo che ha vissuto una giovane donna pakistana a Novellara, nella Bassa reggiana, la stessa comunità già segnata negli ultimi anni dalla drammatica vicenda di Saman Abbas.

In questo caso, per fortuna, l’esito è stato diverso. Lo scorso 4 giugno la donna è stata aggredita prima dal marito, poi dal suocero e da due cognati, riportando ecchimosi al collo, al braccio e alla gamba destra; accompagnata al pronto soccorso, è stata medicata e poi dimessa con una prognosi di sette giorni.

Mentre veniva riaccompagnata a Novellara dai suoi aguzzini, però, è riuscita ad aprire la portiera dell’auto in cui era stata caricata e a lanciarsi fuori per chiedere aiuto. In stato di shock e con ancora evidenti segni di violenza sul corpo, è stata soccorsa da due passanti, che hanno lanciato l’allarme a carabinieri e 118; a quel punto è stata trasportata di nuovo in ospedale per accertamenti.

Durante il ricovero, grazie all’aiuto di un’interprete, la donna ha rivelato la sua tragica storia e ha formalizzato la querela, facendo scattare le indagini, al termine delle quali i carabinieri hanno denunciato quattro persone, accusate di maltrattamenti contro familiari conviventi e lesioni personali aggravate in concorso.

Il marito della donna, un ventisettenne pakistano, è stato arrestato ed è finito nel carcere di Reggio Emilia; per il suocero (55 anni) e i due cognati (entrambi ventunenni), tutti residenti a Correggio, sono scattati invece il divieto di avvicinamento alla vittima e ai luoghi da lei abitualmente frequentati (con obbligo di mantenere una distanza di almeno 1.000 metri) e il divieto assoluto di comunicare con lei – con contestuale applicazione del braccialetto elettronico per monitorare il rispetto di quanto previsto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio.



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