Il Consiglio dei ministri, su proposta della presidente Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha approvato il disegno di legge “Modifiche in materia di imputabilità del minore”.
Il provvedimento – subito ribattezzato “norma anti-maranza” dalla stampa – interviene sull’articolo 98 del Codice penale, introducendo come standard di base la presunzione di capacità di intendere e di volere (anziché di incapacità, come avveniva finora) per il ragazzo o la ragazza minorenni che, al momento del reato contestato, abbiano compiuto i quattordici anni di età – ma non ancora i diciotto.
Cambia, quindi, il criterio di accertamento: la capacità di intendere e di volere del minorenne non dovrà più essere verificata e accertata dal giudice “positivamente”, caso per caso, ma si presumerà come sussistente fino a prova contraria – ferma restando, ovviamente, la possibilità di escludere l’imputabilità del minore qualora questa circostanza emerga dagli elementi acquisiti durante il procedimento penale.
“Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne”, sintetizza la premier Meloni, che ha spiegato le novità in un video pubblicato sui social.






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