Reggio, la Fondazione Palazzo Magnani prepara un autunno tra arte, fotografia e design

Gregory Crewdson – Starkfield Lane, An Eclipse of Moths, 2018-2019 © Gregory Crewdson – FPM

Archiviata la ventunesima edizione di Fotografia Europea, la Fondazione Palazzo Magnani guarda già alla programmazione autunnale 2026-2027: un percorso culturale che attraversa discipline, epoche e visioni diverse, creando connessioni tra fotografia contemporanea, approfondimento storico-artistico e design.

Dal 10 ottobre i Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia ospiteranno “Gregory Crewdson. Eveningside”, mostra dedicata al fotografo statunitense Gregory Crewdson, curata da Jean-Charles Vergne e realizzata in collaborazione con le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo. Le immagini di “Eveningside” rappresentano il capitolo conclusivo della trilogia fotografica che Crewdson ha sviluppato nell’arco di un decennio. La mostra, aperta fino al 17 gennaio 2027, riunisce le tre serie che compongono questo percorso: Cathedral of the Pines (2012-2014), An Eclipse of Moths (2018-2019) ed Eveningside. Completa il progetto espositivo la proiezione del film “Making Eveningside”, dedicato al dietro le quinte della serie.

Gregory Crewdson, The Shed, Cathedral of the Pines, 2014 © Gregory Crewdson

GREGORY CREWDSON, The Shed, Cathedral of the Pines, 2014, Stampa digitale ai pigmenti, © Gregory Crewdson

Se nelle opere precedenti Crewdson indagava paesaggi boschivi e scenari post-industriali carichi di solitudine e mistero, in “Eveningside” lo sguardo si concentra sulla quotidianità urbana, trasformando luoghi ordinari e spazi di lavoro in ambientazioni sospese e suggestive: attraverso un raffinato uso della luce, degli effetti atmosferici e delle più avanzate tecnologie digitali, l’artista costruisce immagini dall’intensa atmosfera cinematografica, ispirate al noir e al cinema classico. L’intera trilogia testimonia l’evoluzione della sua ricerca artistica, tra introspezione, riflessione esistenziale e dialogo con la storia della fotografia, della pittura e del cinema.

La grande novità del prossimo autunno è però senza dubbio la riapertura, dopo un importante intervento di riqualificazione (tuttora in fase di completamento), di Palazzo Magnani, lo storico edificio che fu di Luigi Magnani e che da quasi trent’anni ospita attività espositive di grande valore culturale, privilegiando il dialogo e le contaminazioni tra i diversi saperi. In vista della riapertura del palazzo, e per riallacciare il dialogo con il pubblico, la Fondazione già da ora ha riaperto uno degli spazi più significativi del complesso: il cortile, che ospiterà alcuni appuntamenti della rassegna “Tra pop e popolare”, inserita nel cartellone estivo di eventi Restate.

L’evento espositivo che segnerà la riapertura di Palazzo Magnani sarà la mostra “Le porte dell’invisibile. Kandinskij, Klee, Malevič alla luce del pensiero di Pavel Florenskij”, curata da Roberto Cresti, Emilio Ferrario e Valentina Parisi, che compongono il comitato scientifico insieme a John Bowlt, James Bradburne, Silvia Cavalchi, Luigi Grasselli e Nicoletta Misler.

La data da segnare sul calendario è quella del 14 novembre. La mostra è un progetto di ricerca, un viaggio immersivo alle radici della grande rivoluzione artistica e scientifica del primo Novecento: proseguendo il percorso sulla rappresentazione dello spazio e della visione, già affrontato nelle mostre dedicate a Piero della Francesca e a M.C. Escher, il progetto instaura un dialogo inedito tra i capolavori delle avanguardie storiche, le icone russe e il pensiero del filosofo e scienziato Pavel Florenskij.

Paul Ernst Klee, Landschaft bei E. (in Bayern), 1921, ©Zentrum Paul Klee, Bern, Image archive

2. Paul Ernst Klee, (Münchenbuchsee, 1879 – Muralto, 1940), Landschaft bei E. (in Bayern), 1921, 182, Olio e penna su carta su cartone 49,8 x 35,2 cm, Zentrum Paul Klee, Bern, inv. n° PKS F 25 ©Zentrum Paul Klee, Bern, Image archive

La mostra indagherà le profonde connessioni tra arte, scienza e spiritualità che hanno caratterizzato l’alba del Novecento e porterà il pubblico a riscoprire, attraverso le opere di Kandinskij, Klee, Malevič e altri protagonisti dell’avanguardia (provenienti da importanti istituzioni europee, tra cui il Klee Zentrum di Berna, la Collezione Costakis di Salonicco, la collezione di icone bizantine di Banca Intesa di Vicenza, oltre che da raccolte private), una nuova concezione dello spazio, della geometria e dell’immaginario. Da segnalare anche la collaborazione con l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), con cui è stata realizzata l’installazione “Curvare lo spazio”.

Grazie alla collaborazione con Luigi Grasselli e James Bradburne, al piano terra, in uno spazio appositamente arredato e dotato di strumenti interattivi e ricostruzioni virtuali, i visitatori, le scuole e le famiglie con bambini potranno sperimentare e comprendere in modo coinvolgente e divertente alcuni tra i principi matematici che hanno rivoluzionato l’arte e la scienza all’inizio del secolo scorso, e che tuttora si riflettono su tanti aspetti della quotidianità.

La mostra, inoltre, sarà affiancata da un ricchissimo programma didattico e una rassegna di incontri pubblici tra arte, scienza e musica che vedranno coinvolti l’Infn, le comunità ortodosse, l’Università di Modena e Reggio Emilia e le principali istituzioni educative e formative della città, la Biblioteca teologica di Reggio Emilia e Soli Deo Gloria – Organi, suoni e voci della città, con la direzione artistica di Renato Negri.

Il 2026 si chiuderà a Palazzo da Mosto con una mostra monografica dedicata a Denis Santachiara, originario di Campagnola Emilia e protagonista del design italiano e internazionale contemporaneo. L’esposizione, dal titolo “Denis Santachiara – Estasi dell’artificio, design dal 1966”, aprirà il 12 dicembre e ripercorrerà, per la prima volta in modo organico, oltre sessant’anni di attività creativa attraverso una selezione di progetti, opere e prodotti che raccontano l’evoluzione del suo percorso artistico: dalle esperienze nel car design nella Motor Valley agli sconfinamenti nell’arte, fino ai successi internazionali nel design, ogni sala offrirà uno sguardo sulla poetica di un autore capace di coniugare innovazione, immaginazione e ricerca.

Denis Santachiara, Marocchino 2001

9. Denis Santachiara, Marocchino, 2001, Lampada da 24W a basso consumo contenuta in una calotta di resina poliestere trasparente ricoperta di poliuretano speciale e rivestito di Lycra colorata, azienda Campeggi ©Isidoro Romano

La mostra esplora temi legati all’abitare, alla tecnologia, all’arte e all’architettura, mettendo in luce elementi distintivi del linguaggio di Santachiara come il gioco, lo stupore, l’ironia e l’incantesimo tecnologico. Al percorso espositivo del piano nobile si affianca una sezione dedicata alle nuove generazioni del design, con opere di designer italiani e internazionali selezionati dallo stesso Santachiara.

Nel 2027, anno in cui la Fondazione Palazzo Magnani festeggerà i trent’anni di attività a Palazzo Magnani, vedrà la luce anche un nuovo importante progetto espositivo di ricerca: “Arp-Erns. Amicizie e amori: Hans Arp, Sophie Taeuber-Arp, Max Ernst, Dorothea Tanning”, una mostra che celebra il profondo legame umano e artistico tra due protagonisti assoluti dell’arte del Novecento, ampliando lo sguardo anche alle figure femminili che ne hanno accompagnato il percorso umano e creativo. Le storie, le relazioni e gli incontri che hanno intrecciato le loro vite diventeranno così parte integrante di un racconto corale, capace di restituire la complessità e la ricchezza di una stagione irripetibile della cultura europea.



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