Italia Viva Reggio: “La diga di Vetto non è di destra, va fatta al più presto”

Maura Manghi presidente provinciale Italia Viva Reggio Emilia – MM

La diga di Vetto “va fatta e va fatta prestissimo, senza che considerazioni di carattere politico frenino ancora una volta la sua realizzazione”: è netta la posizione della sezione reggiana di Italia Viva, che si schiera senza se e senza ma per la realizzazione dell’infrastruttura.

Un paio di giorni fa, ricordano la presidente provinciale del partito Maura Manghi e il presidente di Italia Viva Reggio Emilia città Giovanni Andrea Ferrari, “sullo stesso quotidiano locale, a distanza di una sola pagina, c’erano due articoli assolutamente correlati: il primo con le solite opposizioni alla diga di Vetto, definita ‘un disastro’ da parte del capo di gabinetto del nostro sindaco e invece strenuamente difesa dal segretario di Fratelli d’Italia; il secondo con un accorato grido d’allarme sulle condizioni del Po, già in secca prima ancora dell’inizio dell’estate e con l’acqua salata che risale ormai fino a una novantina di chilometri dalla foce”.

“Siccità, ondate di calore, necessità di preservare acqua sempre più preziosa, la follia di pompare acqua da un Po già in crisi idrica per irrigare…”, mettono in fila Manghi e Ferrari: “Tutti questi fatti dovrebbero farci capire che non è più il momento di continuare a discutere su ‘diga sì o diga no’. La diga va fatta e va fatta prestissimo”.

Con una precisazione importante: “La diga di Vetto non è una proprietà dell’attuale destra. Anzi, sottolineiamo come il ministro delle Infrastrutture di questo governo continui a occuparsi solo degli equilibri interni al suo partito e cerchi per l’ennesima volta una ‘promozione’ al Ministero dell’Interno invece di darsi da fare per realizzare i progetti che lui stesso ha sponsorizzato. Una volta tanto si cominci a lavorare veramente nell’interesse del territorio, senza che la nostra acqua rimanga solo terreno di scontro ideologico”.



Ci sono 3 commenti

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  1. antonella

    Le argomentazioni depositate dai comitati contrari alla realizzazione della Diga di Vetto sull’Enza (riuniti principalmente sotto sigle come il comitato “Salviamo l’Enza” e il “Coordinamento per la tutela del torrente Enza”, supportati da associazioni come Legambiente, WWF, Lipu e Università Verde di Reggio Emilia) si concentrano su precisi rilievi tecnici, ambientali ed economici.

    Le principali motivazioni depositate e sostenute nelle osservazioni ufficiali possono essere riassunte nei seguenti punti:

    1. Criticità Geologiche e Rischio Frane
    Instabilità dei versanti: L’area individuata per l’invaso (in particolare la “Stretta di Vetto” e le zone limitrofe) presenta forti fragilità dal punto di vista idrogeologico. L’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna ha evidenziato la presenza di frane attive e quiescenti che potrebbero interferire pericolosamente con lo sbarramento o causare un effetto “Vajont” in caso di cedimenti dei versanti dentro il bacino.

    Incongruenze idrogeologiche: Vengono contestati i dati relativi alle analisi delle acque sotterranee e alla reale tenuta del terreno sotto la pressione di un grande invaso artificiale.

    2. Impatto Ambientale e sulla Biodiversità
    Alterazione degli ecosistemi: La costruzione dello sbarramento interromperebbe la continuità ecologica del torrente Enza, modificando equilibri naturali consolidati da decenni, compromettendo la biodiversità fluviale e distruggendo gli ecosistemi palustri di golena a valle, privati delle inondazioni naturali.

    Risposte obsolete alla crisi climatica: Il comitato contesta l’uso di “grandi opere centralistiche” per combattere la siccità. Sostengono che mutare drasticamente il paesaggio e la morfologia di un’intera valle non sia la soluzione corretta nell’era dei cambiamenti climatici, poiché i grandi specchi d’acqua accumulano calore e subiscono forti tassi di evaporazione.

    3. Sostenibilità Economica e Dubbi sui Fondi
    Costi esorbitanti e mancanza di coperture: Il progetto definitivo per il grande invaso (stimato in centinaia di milioni di euro) viene definito una “chimera irrealizzabile”. I comitati fanno notare che nei piani nazionali di finanziamento per le infrastrutture idriche non sono stanziati fondi sufficienti a coprire un’opera di tale portata, con il rischio di avviare un cantiere infinito o di sprecare ingenti risorse pubbliche in sole fasi progettuali.

    Privatizzazione di un bene comune: Si solleva il timore che l’opera risponda a logiche di profitto per pochi grandi attori della bonifica o dell’agroindustria intensiva, a scapito del territorio montano che perderebbe la fruizione naturale e turistica del fiume (come le aree balneari naturali di Vetto).

    4. Sommersione di Centri Abitati e Viabilità
    Impatto sui borghi della valle: Se l’invaso venisse realizzato secondo le volumetrie più ampie (oltre gli 80-100 milioni di metri cubi), l’acqua finirebbe per sommergere piccoli centri abitati storici posizionati sul letto del torrente (come la frazione di Atticola) e cancellerebbe l’attuale viabilità di collegamento montano verso Ramiseto e il Passo del Lagastrello.

    5. Mancata Valutazione delle Alternative (Modello Diffuso)
    Secondo i contrari, il fabbisogno idrico della Val d’Enza e della pianura reggiana/parmense può e deve essere soddisfatto tramite una strategia diffusa e meno impattante, che includerebbe:

    L’efficientamento delle reti idriche attuali per azzerare le dispersioni.

    L’adozione di pratiche agricole e irrigue più sostenibili e a minor consumo d’acqua (es. irrigazione a goccia).

    La creazione di piccoli invasi aziendali o laghetti diffusi (fuori dall’alveo principale del fiume) e il recupero delle ex cave.

    La ricarica controllata della falda acquifera e la manutenzione forestale dell’Appennino per trattenere l’acqua naturalmente nel terreno.

    In sintesi: Per il fronte del “No”, la diga di Vetto rappresenta un “errore storico” e un modello di gestione idrica superato, che antepone una grande opera dall’alto alla cura diffusa del territorio e al risparmio della risorsa idrica.

    • Theodora

      Certamente…se stessi: quale miglior interlocutore dello specchio (delle mie brame, per il vanto di aver impedito una delle poche opere a vantaggio dello sviluppo agricolo: le scatolette di cibo crescono sugli scaffali)


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