In una chat di classe di una scuola reggiana è stato diffuso un video relativo alla macellazione rituale di una pecora durante l’Eid al-Adha, o “Festa del Sacrificio”, una delle celebrazioni più importanti dell’Islam, che commemora la devozione del profeta Abramo a Dio.
Allertata dai genitori, preoccupati per quanto accaduto, la dirigente scolastica ha spiegato che le chat private non sono di competenza dell’istituto, aggiungendo anche che “si può scegliere di non guardare”.
Una frase “inaccettabile” secondo Letizia Davoli, consigliera comunale reggiana di Fratelli d’Italia. La macellazione rituale islamica in Italia è legale, conviene la stessa Davoli, “ma le immagini crude di violenza venivano condivise tra minorenni. Mi chiedo: se in quella chat fosse circolato un video di violenze estreme, immagini di guerra o contenuti comunque inadatti a minori, la dirigente avrebbe risposto allo stesso modo? Sarebbe rimasta ferma sul ‘non è competenza nostra’? O avrebbe convocato le famiglie, attivato il consiglio di classe, almeno alzato il telefono?”.
La consigliera solleva il dubbio che l’istituzione educativa abbia “rinunciato al suo ruolo di tutela e formazione, nascondendosi dietro un’inclusività malintesa”. Per Davoli non si tratta di un caso isolato: “È il segnale di una resa culturale più profonda: la scuola non forma più cittadini consapevoli, si chiama fuori e lascia che la normalizzazione proceda da sola. È ora di aprire un dibattito serio e privo di ideologie su quale scuola e futuro vogliamo per i nostri figli”.
Allo stesso tempo, secondo Davoli, “nel dibattito italiano viene sistematicamente ignorata una questione centrale e ineludibile: l’articolo 8 della Costituzione. Tutte le principali confessioni religiose hanno sottoscritto intese con lo Stato. L’Islam no. Le trattative si sono sempre bloccate sugli stessi ostacoli strutturali: supremazia della legge divina, condizione della donna, ripudio, poligamia, apostasia, incompatibili con i principi fondamentali della nostra Carta, a partire dall’uguaglianza uomo-donna. Eppure questo dato di fatto viene rimosso ogni volta che un’amministrazione partecipa a celebrazioni ufficiali, concede contributi o invita a ‘concentrarsi su ciò che unisce’, fingendo che la buona volontà sostituisca la Costituzione”.
Ne è esempio, secondo la consigliera di opposizione, anche il presidente del consiglio comunale di Reggio Matteo Iori, che nei giorni scorsi è intervenuto alla celebrazione reggiana dell’Eid al-Adha con la fascia tricolore: “Ha evocato Abramo e le radici comuni, ma ha omesso le differenze giuridiche reali e ha definito ‘genocidio’ quanto avviene a Gaza, senza spendere una sola parola sul massacro del 7 ottobre di Hamas: 1.200 civili uccisi, stupri di massa, bambini sgozzati. Vittime e carnefici messi sullo stesso piano. Ha inoltre minimizzato la presenza di ‘potenziali terroristi’ sul territorio come un dettaglio tra gli auguri. Ma non è un dettaglio: è sicurezza pubblica”.
Parallelamente, sempre secondo Davoli, i media continuerebbero a trattare “con eccessiva cautela arresti per radicalizzazione, cellule jihadiste e intimidazioni scolastiche, riducendoli a trafiletti o a formule vaghe. Un’autocensura che non tutela nessuno ed erode la fiducia dei cittadini nell’informazione, alimentando il dubbio che sia in atto una strumentalizzazione politica dell’Islam, dalla scuola al consiglio comunale, dai media alle piazze: la descrizione esplicita di una strategia”.
Reggio Emilia, conclude, “non può diventare laboratorio di resa culturale. Libertà, legalità e reciprocità devono tornare al centro, prima che sia troppo tardi”.







Non ci sono commenti
Partecipa anche tu