Reggio, scintille politiche sul caso Portanova. Fratelli d’Italia: “Dal Comune incomprensibile interferenza”

Alessandro Aragona Fratelli d’Italia vicepresidente Fdi commissione politiche economiche – RER

A Reggio Emilia si sta trasformando nell’ennesimo terreno di scontro politico il caso Portanova, dopo che giovedì scorso la Corte d’appello di Firenze ha confermato la condanna a sei anni di reclusione per il calciatore della Reggiana, accusato di violenza sessuale di gruppo e lesioni e già condannato alla stessa pena anche in primo grado.

“Se Portanova verrà giudicato colpevole in terzo grado di giudizio di un reato così deplorevole dovrà essere applicato il massimo della pena e dovrà essere scontata fino all’ultimo giorno, su questo non c’è alcun dubbio”, premette Alessandro Aragona, consigliere comunale e segretario provinciale reggiano di Fratelli d’Italia: “Ma fino a quel momento, in Italia vige la presunzione di innocenza”.

Per questo, secondo Aragona, “appaiono totalmente fuori luogo le parole delle assessore Bondavalli e Rabitti che, con un’incomprensibile interferenza della politica, intimano a un datore di lavoro privato di prendere provvedimenti nei confronti del suo lavoratore”.

Il riferimento è alle parole delle assessore comunali reggiane allo sport Stefania Bondavalli e alle pari opportunità Annalisa Rabitti, che avevano detto che “sul piano sportivo, in attesa che l’iter giudiziario si compia fino in fondo” (manca ancora il terzo grado di giudizio: l’avvocato di Portanova ha già annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza in Cassazione) “ci attendiamo che la giustizia sportiva e l’AC Reggiana valutino eventuali provvedimenti”.

Prese di posizione, rileva Aragona, “che peraltro mai abbiamo sentito in precedenza rispetto a eventi di violenza avvenuti in città anche nei confronti delle donne, anche di natura sessuale. Cosa avrebbero dovuto richiedere in quel caso le assessore che rappresentano la città, di prendere provvedimenti contro sé stesse visto che la giunta non riesce a mantenere l’ordine pubblico? O contro il sindaco? E perché, in altre occasioni, al verificarsi di tali esecrabili atti si è rimasti in silenzio? Forse a questo punto dobbiamo intendere che garantismo e giustizialismo funzionano a geometria variabile? A seconda delle persone, del mestiere che fanno o del ruolo sociale che occupano?”.



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