Nella notte tra giovedì 16 e venerdì 17 aprile i muri esterni della sede dei servizi sociali della Val d’Enza e di alcune case popolari a Barco di Bibbiano sono stati imbrattati da mani ignote con numerose scritte a caratteri cubitali vergate con uno spray di colore rosso: “Giudici e assistenti sociali nazisti”, “Mostri rapitori di bimbi”, “Stato è dittatura” e “FF.OO. Gestapo servi di nazi rapitori di bimbi”.
Accanto a ognuna di queste frasi deliranti è stato tracciato il simbolo di ViVi, un movimento di protesta della galassia no-vax nato durante la pandemia di nuovo coronavirus e protagonista, negli ultimi anni, di analoghi episodi di vandalismo ai danni di edifici pubblici come ospedali, sedi sindacali e di partito e scuole (in quei casi, però, con scritte contro i vaccini e per denunciare una presunta “dittatura sanitaria”).
Nel caso in questione il riferimento, più che evidente, è all’inchiesta “Angeli e Demoni”, nata per far luce sulle presunte anomalie negli affidamenti di minori nel sistema dei servizi sociali della Val d’Enza; quello che, nel tempo, è diventato più noto appunto come il cosiddetto “caso Bibbiano”.
Nel luglio del 2025 il collegio di giudici del tribunale di Reggio aveva condannato solo tre delle quattordici persone (tra assistenti sociali, educatori, psicologhe e genitori affidatari) ancora imputate nel processo con rito ordinario, con pene peraltro decisamente più lievi rispetto alle pesanti richieste dell’accusa; erano state assolte, invece, le altre undici persone, in molti casi con formula piena “perché il fatto non sussiste”.
Un esito che nelle scorse settimane era poi stato duramente contestato dalla Procura reggiana, che aveva usato parole molto dure per ricorrere in appello contro la sentenza di primo grado; tanto dure che era dovuta intervenire anche la presidente del tribunale reggiano per difendere le giudici del collegio in questione.






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