Il Ministero degli esteri ha creato una “Task Force Golfo” per rafforzare il lavoro dell’Unità di crisi attivata per far fronte alle centinaia di richieste di assistenza delle persone di nazionalità italiana rimaste “intrappolate” in Medio Oriente – e in particolare negli Emirati Arabi Uniti – dopo l’attacco sferrato lo scorso 28 febbraio da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, che ha scatenato l’immediata reazione di Teheran in tutta la regione.
Con il blocco dei voli, tanti connazionali che si trovavano per vari motivi nell’area sono rimasti bloccati lì, senza la possibilità – almeno per il momento – di rientrare in Italia.
Tra questi ci sono anche circa duecento studenti e studentesse – 123 liceali (minorenni) e 66 universitari – provenienti da tutta Italia (anche dall’Emilia) che si trovavano a Dubai da una decina di giorni per il progetto “Ambasciatori del futuro”, organizzato dall’associazione World Student Connection, che prevede la simulazione di una seduta delle Nazioni Unite in cui ciascuno dei partecipanti rappresenta l’ambasciatore di uno dei Paesi del mondo.
Ancora non sono chiari i tempi del loro ritorno in patria: nel solo weekend sono stati oltre cinquemila i voli da e per il Medio Oriente cancellati a causa dei rischi legati al conflitto in corso, che hanno portato alla chiusura degli spazi aerei e allo stop alle attività di vari aeroporti, tra i quali anche quelli di snodi cruciali per i flussi intercontinentali come la stessa Dubai (dove l’aeroporto è stato anche colpito da un drone iraniano), Abu Dhabi (negli Emirati Arabi Uniti) e Doha (in Qatar).






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