Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la notizia di una bolletta dell’acqua da ben 56.000 euro che una donna residente in provincia di Reggio Emilia si è vista recapitare da Arca per i suoi consumi idrici: la cifra, stando a quanto si è poi scoperto, era dovuta a una perdita nella rete idrica – non imputabile alla signora in questione – che non era stata immediatamente individuata e che nel tempo aveva contribuito a far salire a dismisura l’importo della bolletta. La donna, allora, si era rivolta a Federconsumatori, facendo ricorso e vedendosi infine riconosciute le sue ragioni.
Sulla vicenda è intervenuta anche la stessa Arca Reggio, l’azienda del gruppo Iren che gestisce il servizio idrico integrato nel bacino territoriale reggiano, precisando che la cliente “come previsto dalla normativa era stata informata dall’azienda” sin dal mese di febbraio 2025 – prima con una lettera e poi anche telefonicamente – rispetto all’anomalo consumo d’acqua fatto registrare dalla sua utenza; contestualmente “le sono state fornite le indicazioni per accedere al rimborso della quota eccedente il reale consumo”.
Secondo la ricostruzione di Arca la donna, in un momento successivo, “ha ritenuto opportuno avvalersi dell’assistenza di un’associazione di consumatori”, avviando una procedura di conciliazione conclusasi lo scorso settembre con il raggiungimento di un accordo tra le parti: “Infatti sta pagando solo quanto realmente consumato e quanto previsto dalle norme per questa tipologia di eventi”.
I casi di perdite occulte, ricorda Arca, “non sono inusuali” e proprio il fatto che possano registrarsi consumi straordinari rispetto alla media costituisce un possibile campanello d’allarme che può evidenziare la presenza di un’anomalia: da qui l’invito dell’azienda ad “attivarsi immediatamente” con Arca in caso di ricezione di comunicazioni di anomalie nei consumi, per avviare da subito le verifiche del caso ed evitare la fatturazione di importi errati.






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