Capotreno ucciso a Bologna, caos al processo: Jelenic colpisce la gabbia di vetro e insulta l’avvocata

Marin Jelenic dietro la gabbia di vetro al processo

A Bologna prosegue con difficoltà il processo a Marin Jelenic, l’uomo croato di 36 anni arrestato per l’omicidio di Alessandro Ambrosio, il capotreno accoltellato alla schiena lo scorso 5 gennaio nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione ferroviaria di Bologna.

Durante l’udienza di mercoledì 23 settembre, infatti, Jelenic è stato portato via dall’aula dopo uno scatto d’ira improvviso mentre era in corso la testimonianza di Domenico Berardi: secondo l’esperto nominato dalla Corte d’assise per la perizia psichiatrica, l’imputato era perfettamente in grado di intendere e di volere al momento dell’aggressione, così come adesso è in grado di “stare in giudizio”, cioè di affrontare il processo a suo carico.

A quel punto il trentaseienne ha iniziato a prendere a pugni e a calci la gabbia di vetro nella quale era rinchiuso e a insultare la sua stessa avvocata, sostenendo che quello in corso fosse “un processo politico, condotto in modo indegno e mafioso” e che l’Italia intera fosse “un Paese mafioso”.

Vista l’impossibilità di ricondurre la situazione alla normalità, il presidente dell’assise, Pasquale Liccardo, ha fatto riportare Jelenic in carcere.

Subito dopo l’episodio, la legale dell’uomo, Marialuisa Marcucci, ha chiesto di essere dispensata dall’incarico difensivo. Richiesta verbalizzata ma respinta: il comportamento di Jelenic, nonostante sia stato giudicato certamente offensivo, non è stato ritenuto motivo sufficiente per l’esonero.



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