Non si ferma la protesta dell’alleanza sindacale formata da Cisl Fp, Nursind, Fials, Anaoo Assomed, Fassid, Cisl Medici, Aaroi-Emac e Fvm, che nella serata di giovedì 5 febbraio era presente in municipio a Montecchio mentre il consiglio comunale respingeva a maggioranza due mozioni dell’opposizione che chiedevano di tutelare i lavoratori e le lavoratrici della mensa interna e delle cucine dell’ospedale Franchini – che l’Ausl di Reggio ha deciso di chiudere per “delocalizzare” e concentrare le attività a Reggio.
“Non è una lite di cortile della Val d’Enza”, spiegano i sindacati, secondo i quali a Montecchio “si gioca una partita importante: non solo il destino di una mensa e di una cucina, ma il futuro di un servizio di welfare che riguarda oltre 7.100 lavoratori in tutta la provincia. Chiudere Montecchio è la fase uno di una privatizzazione generale”.
La trattativa con l’Ausl è formalmente ancora aperta, ma per i sindacati il quadro sembra ormai chiaro: “Il Franchini non è un caso isolato. L’obiettivo dell’azienda è affidare ai privati, in blocco, la ristorazione per personale e pazienti. Ora si spiegano il rifiuto di fermare le forbici su Montecchio e il no a una riforma ordinata, insieme ai sindacati, sul sistema mense”.
La protesta è pronta ad allargarsi al capoluogo. Lavoratori e lavoratrici della mensa dell’arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio hanno richiesto un incontro – fissato per il 12 febbraio – all’alleanza sindacale, che denuncia una situazione “pesante”: “Spazi e logistica al limite, attrezzature usurate, 25 anni di ristrutturazioni mancate. I 35 operatori del servizio sono costretti a turni massacranti (dalle 6.30 alle 20.30), sette giorni su sette”.
La cucina di Reggio è una “bocca da fuoco” da 72.000 pasti al mese per pazienti e lavoratori dell’ospedale cittadino, ma non solo: ogni giorno prepara 1.500 pasti per i pazienti del distretto di Reggio, circa 500 per i dipendenti del Santa Maria Nuova, un centinaio per Scandiano e circa 280 per l’area del San Lazzaro.
Di fronte a questi numeri, la chiusura della mensa interna dell’ospedale Franchini di Montecchio rischia di essere la classica goccia che fa traboccare il vaso: “Sul Santa Maria Nuova ricadrebbero altri 4.500 pasti al mese”, calcolano i sindacati, dando per buoni i numeri forniti dalla stessa Ausl. L’accusa è precisa: “L’azienda sa che così il sistema esploderebbe, aprendo la strada al privato: è per questo che Ausl ha rifiutato di fermarsi e di discutere una riforma con i sindacati”.
Il servizio mensa dell’Ausl attualmente serve oltre 7.100 lavoratori e lavoratrici in tutta la provincia: è frammentato in sei modelli diversi, con forti disuguaglianze caso per caso. Per il distretto di Reggio (4.900 dipendenti, inclusi quelli del Santa Maria Nuova) la mensa è interna solo per l’ospedale, ma non per i dipendenti dei servizi territoriali (salute mentale, Rems, servizio infermieristico domiciliare, ecc.): per loro solo locali convenzionati.
Ma per i sindacati è Correggio – con i suoi 416 dipendenti – il vero “buco nero” della sanità in tema di refezione: niente mensa interna, pasti dei pazienti appaltati e assenza di un bar da oltre vent’anni. Guastalla ha perso la cucina nel 2024, con l’esternalizzazione del servizio: ai suoi 656 dipendenti restano solo i buoni pasto. Castelnovo Monti (330 dipendenti) ha cucina e mensa esterne. Per i pazienti e i 430 dipendenti di Scandiano, come detto, i pasti sono prodotti a Reggio e poi vengono serviti dal personale dell’Ausl nei locali della mensa interna. Infine, c’è il rebus che riguarda i 467 dipendenti di Montecchio, che fino ad ora potevano contare su un servizio al 100% interno.
“Spiace che, a fronte di tutto questo, il consiglio comunale di Montecchio abbia scelto di mettere da parte la ricerca di unità per promuovere, invece, le posizioni della dirigenza di Ausl, dannose per i lavoratori”, lamenta l’alleanza sindacale: “Da Montecchio poteva e può ancora nascere un progetto che farebbe bene a tutta la provincia. Rispettiamo lo stesso la scelta, pur ricordando che il pasto personalizzato al Franchini è super fattibile, scegliendo la strada della riforma. Ausl faccia la scelta giusta”.







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